@ Mouze:
Verissimo... Ma il succo del mio discorso era però che in tempi così difficili, ci vuol poco a migliorare la propria vita. Senza ambire a divenire i numeri uno. Magari... Quelli sono stati, sono e saranno in pochi, ma sono ancora più valorosi quelli che sanno di esserlo, e che pensano che tutti possano esserlo, trasmettendo loro ciò che pensano possa essere stata la chiave del loro successo.
Un mio ex collega ha cambiato mestiere perchè era proprio negato, si sentiva malissimo, un fallito. Avete presente la parabola dei talenti? Ora fa un lavoro dove è realizzatissimo e bravissimo, un fuoriclasse quasi, ed è riuscito a trovare la sua strada senza per forza dover emulare o eguagliare quello che paga 200.000€
Ma, si badi bene, non si sta parlando solo di soldi. La positività applicata al successo, la si può sperimentare anche in campo affettivo. A volte dire alla propria compagna "ti voglio bene" o "come stai bene vestita così" ha un valore incredibile. E spesso noi non lo diciamo, anche se comunque lo pensiamo, perchè lo diamo per scontato. Ma dirlo o non dirlo cambia le cose, e come, influendo sull'andamento del rapporto.
Io non elogio il mito di una vita sfavillante o da telenovela, o peggio del mito del sogno americano. Non penso che tutti possano diventare superstar o miliardari un giorno, anzi abbiamo visto il sogno americano che fine ha fatto. Anzi, a tirar fuori le reminescenze socio economiche della nostra storia recente, il sogno americano è stato proprio pompato ad arte soprattutto negli anni 80, quando Reagan con la deregulation smise di far pagare le tasse ai miliardari, caricandole sugli sfigati illusi di diventare un giorno chissà chi... Quel giorno è arrivato e questa gente è riuscita a pagare 3 rate di un mutuo farlocco su una casa che ora è di proprietà di una banca.
Altrettanto vero che andrebbe dato risalto ai casi di insuccesso, sono tanti, e saranno sempre di più, coi tempi che corrono. Bisognerebbe ascoltarle sì certe storie, di chi ha subito le angherie del capitalismo o le dure regole del libero mercato. Bisognerebbe soprattutto che i sistemi permettessero un'ammortizzazione di questi insuccessi, non come da noi in Italia, che se uno non è riuscito ad onorare una cambiale 25 anni fa, ad oggi ancora è additato come un infame... O peggio ancora va a gambe all'aria perchè non riesce a riscuotere un credito che vanta magari verso la pubblica amministrazione
Certo, contro una crisi grossa come questa non basta il pensiero positivo a raddrizzare le cose, quello storte storte rimangono storte. Se uno ha perso il lavoro non ci può fare niente... Ma se uno va così così perchè non fa abbastanza, allora sì che può intervenire.
Parlo con gente che ha i figli giovani disoccupati, depressi perchè non trovano lavoro, e poi ciondolano in casa tutto il giorno, col loro iPhone o le loro scarpe Hogan, perchè hanno il loro diploma o laurea e non riescono a fare quello che vorrebbero.
Io in vita mia non sono riuscito a stare senza lavorare nemmeno una settimana continuativamente. Neanche se avessi voluto. Questo perchè ho reputato giusto fare anche certi lavoracci di m@@@a per cui qualche amico o compagno di scuola quasi mi derideva, tant'è che per loro era meglio "stare alla finestra" o fare "corsi di aggiornamento"... Puah!
Si capisce, se tutti vogliono fare i vip allora chi va a fare il cameriere o i turni di notte in fonderia?
Dei 100.000 casi di insuccesso, tolti quelli veri, credo che tanti siano auto-procurati o meritati, ne resto convinto!
Scusate questa mia lievisssssia vena polemica nei confronti della società attuale, e del pessimismo generalizzato e divagante... Ma alla faccia della crisi, io sono diventato un inguaribile ottimista!!!