Terremoto Giappone si potrebbe ripercuotere sulla qualità
Inviato: mercoledì 30 marzo 2011, 14:35
Il terremoto Giapponese ha messo in ginocchio diverse aziende che producono componentistica.
Riporto uno stralcio interessante pubblicato da quattroruote e precisamente dal suo direttore.
In altre parole, se il Giappone non si riattiva (ed il problema è serio dato che non c'è energia) alle case mancheranno i pezzi, alcuni altamente tecnologici (a Saab sta già accadendo); senza pezzi non ci sono auto e c'è il rischio che si commissioni il tutto ad aziende meno esperte, a scapito della qualità. A me non sembra una notizia infondata, anzi, per di più oggi che le auto sono un concentrato di tecnologia (immaginatevi le attuali bmw serie 7 o audi A8 con tecnologia di seconda scelta).
Il primo mese di non lavoro ha generato problemi superabili con qualche ritardo e un po’ di scorte in magazzino, ma i veri guai si profilano adesso. Sul posto, infatti, non è possibile far ripartire le industrie perché, di là dai danni alle strutture non c’è la forza motrice a disposizione, dipendendo tutto dai reattori nucleari che adesso sono spenti (per non palare dello stato in cui si trovano).
Tutte le Case stanno cercando soluzioni di ripiego, ma nel breve non si vede proprio come fare. I rischi sono sintetizzabili con due possibilità: grossi ritardi nelle consegne (ripeto, non delle sole vetture giapponesi) oppure una qualità più bassa dei materiali sostitutivi, prodotti in fretta e furia da aziende meno attrezzate e, soprattutto, meno qualificate. Sono i rischi della globalizzazione, si dirà. È sicuramente così; però quando ci si finisce dentro uscirne è difficilissimo.
Riporto uno stralcio interessante pubblicato da quattroruote e precisamente dal suo direttore.
In altre parole, se il Giappone non si riattiva (ed il problema è serio dato che non c'è energia) alle case mancheranno i pezzi, alcuni altamente tecnologici (a Saab sta già accadendo); senza pezzi non ci sono auto e c'è il rischio che si commissioni il tutto ad aziende meno esperte, a scapito della qualità. A me non sembra una notizia infondata, anzi, per di più oggi che le auto sono un concentrato di tecnologia (immaginatevi le attuali bmw serie 7 o audi A8 con tecnologia di seconda scelta).
Il primo mese di non lavoro ha generato problemi superabili con qualche ritardo e un po’ di scorte in magazzino, ma i veri guai si profilano adesso. Sul posto, infatti, non è possibile far ripartire le industrie perché, di là dai danni alle strutture non c’è la forza motrice a disposizione, dipendendo tutto dai reattori nucleari che adesso sono spenti (per non palare dello stato in cui si trovano).
Tutte le Case stanno cercando soluzioni di ripiego, ma nel breve non si vede proprio come fare. I rischi sono sintetizzabili con due possibilità: grossi ritardi nelle consegne (ripeto, non delle sole vetture giapponesi) oppure una qualità più bassa dei materiali sostitutivi, prodotti in fretta e furia da aziende meno attrezzate e, soprattutto, meno qualificate. Sono i rischi della globalizzazione, si dirà. È sicuramente così; però quando ci si finisce dentro uscirne è difficilissimo.