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Biofuel da scarti alimentari.

Inviato: giovedì 30 agosto 2012, 21:30
da palla
Biofuel da scarti alimentari: un primato italiano che non logora il suolo
Virgilio.it 29 Agosto 2012

In arrivo il biocarburante di ultima generazione che non sfrutta biomasse alimentari, suolo fertile e terreni dei paesi in difficoltà. Una soluzione tutta made in Italy che vede protagoniste paglia di riso, bagassa e canna comune

Un biocarburante che non venga prodotto sfruttando indiscriminatamente i terreni dei paesi in difficoltà, che non sottragga suolo fertile all’agricoltura e che non rilasci in atmosfera tonnellate di Co2 ogni anno.
E’ il nuovo ritrovato della tecnologia italiana, una benzina green a partire dalla paglia di riso - generalmente lasciata nei campi e troppo ruvida sia per l’uso alimentare che per la zootecnia - e dalla bagassa, generata dagli scarti della produzione di canna da zucchero. Ma non solo. Protagonista sarà anche e soprattutto la canna comune che cresce spontaneamente sui terreni marginali di tutta la pianura padana, ha percentuali di sequestro di Co2 molto elevate, necessita di poca acqua e pochi fertilizzanti nonostante la resa molto elevata (10 tonnellate per ettaro contro 3 t/ha del mais) e non intacca la produzione di cibo.

Un primato mondiale raggiunto dal colosso chimico tortonese Mossi & Ghisolfi – azienda leader nella produzione di Pet (il materiale delle bottiglie di plastica) - che ha deciso di puntare tutto sulla sostenibilità.

Per raggiungere il risultato ci sono voluti 5 anni di sperimentazioni, 10 università coinvolte e il duro lavoro di circa 100 giovani ricercatori. Senza considerare il congruo investimento di 120 milioni di euro, a cui se ne sono aggiunti 12 della Regione Piemonte.

Il progetto porterà alla produzione di 42 mila tonnellate di biocarburante, alla riduzione delle emissioni di Co2 di circa 70 mila tonnellate anno e alla creazione di oltre 150 posti di lavoro. Senza tralasciare che contribuirà a rivalorizzare porzioni di territorio: «I terreni abbandonati in Italia, secondo le stime più recenti, sono fra 1,5 e 2 milioni di ettari - sottolinea Giuseppe Fano, direttore delle relazioni esterne del gruppo piemontese – e sono lasciati incolti perché poco redditizi o poco fertili. Rivalorizzandoli, coltivandoci per esempio la canna comune, si offre un reddito incrementale all’agricoltura e si evitano problemi legati ai processi di erosione e di dissesto idrogeologico, spesso causati proprio dall’abbandono dei terreni».

Il progetto è già sulla soglia della fase produttiva, con 2 anni di anticipo rispetto alla tabella di marcia. A Crescentino, in provincia di Vercelli, è in corso di realizzazione del primo e unico impianto al mondo che produrrà bioetanolo di nuova generazione.

http://gogreen.virgilio.it/news/green-t ... _5582.html

Re: Biofuel da scarti alimentari.

Inviato: giovedì 30 agosto 2012, 21:33
da Lucantropo
Bello.. chissà se cominceremo a vedere ai distributori l'E10 come in Francia.. (90% benzina, 10% Etanolo.. adatto anche per le auto a benzina tradizionali).. :)

O forse è E5? Beh comunque, c'è una piccola % di Etanolo nella benzina verde e può essere usata da motori a benzina classici senza specifiche predisposizioni come invece è necessario per l'E85 (85% Etanolo+ 15 benzina)

Re: Biofuel da scarti alimentari.

Inviato: giovedì 30 agosto 2012, 21:37
da drillo65
Verrà fuori la solita polemica.........







































chi dice che la canna fà male e chi no.