posto al proposito un estratto di una rivista

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Meccanica del tachimetro
Per misurare la velocità della vettura, si utilizza il tachimetro.Questo strumento ha da subito accompagnato l’auto e la sua evoluzione; il problema principale era di trovare un dispositivo meccanico il cui movimento rotatorio fosse proporzionale alla velocità di movimento del veicolo.
All’inizio si utilizzava dispositivi che misuravano la velocità ricavandola dalla forza centrifuga, poi fu la volta di complicati e costosi dispositivi ad orologio, fino all’arrivo del tachimetro magnetico utilizzato in parte ancora oggi, ma oramai soppiantato dal corrispettivo e moderno tachimetro elettronico.
Come funziona; in genere l’indicazione della velocità è indicata visivamente tramite una lancetta, all’interno del tachimetro un magnete, trascinato da un filo d’acciaio che a sua volta prende il moto da un apposito ingranaggio posto nel cambio, il magnete ruota all’interno di un tamburo trascinandolo, il tamburo il cui movimento è contrastato da una molla, è solidale con la lancetta, che posta su una scala graduata indica la velocità.
Ruotando in sincronia con il cambio, il rinvio mette in rotazione il cavo flessibile, a sua volta mette in rotazione il magnete generando un campo magnetico che fa muovere intorno al proprio asse il tamburo, contrastato da una molla, più il magnete ruota velocemente maggiore il campo magnetico generato maggiore e lo spostamento angolare del tamburo solidale con la lancetta.
Tale dispositivo pur fornendo indicazioni abbastanza precise presenta alcuni inconvenienti, in particolare problemi d’installazione, per la presenza del cavo flessibile, e problemi di rumorosità.
Il tachimetro elettronico ne sfrutta i principi, la dove vi era un cavo flessibile oggi c’è un cavo elettrico; sulla presa del moto all’uscita del cambio è montato un generatore d’impulsi elettrici,
un dispositivo calcola i segnali ricevuti attraverso il cavo elettrico e li converte in un’indicazione di velocità ( scheda elettronica, motorino con vite senza fine e molla di contrasto), che può essere di tipo analogico ( la più diffusa) con la lancetta o digitale, dove si possono notare anche le più piccole variazioni di velocità
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Meccanica del contachilometri
Sfruttando lo stesso dispositivo, si sommano gli impulsi ricevuti e tramite una serie d’ingranaggi opportunamente ridotti o sfruttando le indicazioni della scheda elettronica che invia impulsi elettrici allo schermo a cristalli liquidi, è possibile misurare la distanza percorsa dal veicolo, per questa ragione il tachimetro è associato al contachilometri.
Ultima annotazione, importante, il tachimetro non indica mai la velocità precisa ma mediamente è indicato un valore inferiore del
3 – 4 %, questo per motivi di sicurezza.
L'informazione, di tipo elettrico, giunge poi ad una centralina che converte l'impulso in segnale elettrico comprensibile per i tachimetri "tradizionali" - che finiscono così con il funzionare con un principio analogo a quello dell'indicatore del carburante o della temperatura dell'acqua- o in digitale se l'autovettura dispone di una rete di collegamento (un cosiddetto BUS). In quest'ultimo caso il segnale viene smistato dove serve, non solo al tachimetro digitale (dove per "digitale" si intende il tipo di controllo e non la visualizzazione, che potrebbe essere anche a lancetta) o, per fare un solo esempio, alla centralina che sovrintende ai messaggi di avviso sulla
manutenzione programmata.