NEWS DAL MONDO DELLA MEDICINA

Per parlare liberamente Off Topic

Moderatore: Consiglio Direttivo

Messaggio
Autore
Avatar utente
desertstorm
Consigliere
Messaggi: 19796
Iscritto il: sabato 23 gennaio 2010, 21:50
Località: Napoli
Contatta:

Re: NEWS DAL MONDO DELLA MEDICINA

#161 Messaggio da leggere da desertstorm »

news n° 89

Microscopio 3D e ad alta risoluzione delle cellule intatte

SVILUPPATO UN MICROSCOPIO CHE FORNISCE UN'IMMAGINE TRIDIMENSIONALE (3D) IMMEDIATA DI CELLULE INTATTE SENZA LA NECESSITÀ DI FISSARLE CHIMICAMENTE, TAGLIARLE O PERSINO COLORARLE



Scienziati tedeschi e statunitensi hanno fatto ciò che sembrava impossibile: essi hanno sviluppato un microscopio all'avanguardia che fornisce un'immagine tridimensionale (3D) immediata di cellule intatte senza la necessità di fissarle chimicamente, tagliarle o persino colorarle per studiarle. Presentato nella rivista Nature Methods, il nuovo dispositivo potrebbe colmare una lacuna delle tecnologie attuali e rivelarsi utile nelle scienze mediche e anche nella biologia strutturale.

Gli scienziati dell'Istituto per la materia soffice e i materiali funzionali presso l'Helmholtz Zentrum Berlin (HZB) in Germania e del National Cancer Institute negli Stati Uniti hanno studiato nel loro ambiente naturale cellule intere congelate in modo rapido.

Secondo i ricercatori, le immagini 3D ad alta risoluzione dell'intera cellula vengono prodotte in un'unica fase. Questo nuovo dispositivo è migliore della microscopia elettronica poiché, ad esempio, genera immagini 3D delle cellule quando queste sono intatte. Inoltre, esso è più veloce della microscopia elettronica, con la quale un ricercatore può impiegare anche settimane per produrre un'immagine 3D di una sola cellula. Il nuovo microscopio supera anche la microscopia a fluorescenza, che permette ai ricercatori di vedere solo strutture marcate dopo che sono state colorate.

Traendo vantaggio dal contrasto naturale tra il materiale organico e l'acqua, hanno detto, il team ha potuto formare un'immagine di tutte le strutture cellulari.

I ricercatori hanno ricostruito cellule di adenocarcinoma di topo in tre dimensioni. Essi sono stati persino in grado di vedere i più piccoli dettagli delle cellule, compresi i pori nucleari nell'involucro nucleare, la doppia membrana del nucleo della cellula, le invaginazioni della membrana mitocondriale interna, i canali della membrana nel nucleo e le inclusioni negli organelli cellulari come i lisosomi.

I raggi X hanno creato immagini dell'ultrastruttura delle cellule fino a 30 nanometri (10 nanometri equivalgono a circa 1 decimillesimo della larghezza di un capello umano). L'ultrastruttura è la struttura dettagliata di un campione biologico che non è visibile con un microscopio ottico.

Il team ha utilizzato una luce parzialmente coerente per illuminare le minuscole strutture dell'oggetto congelato e idratato e ottenere l'alta risoluzione 3D. Per produrre la luce è stata utilizzata la sorgente di sincrotrone dell'HZB, chiamata BESSY II. I ricercatori hanno spiegato che la coerenza parziale è la proprietà di due onde la cui fase relativa subisce oscillazioni casuali che non sono sufficienti a generare un'onda completamente incoerente. Utilizzando questo approccio associato a lenti ad alta risoluzione, essi sono riusciti a visualizzare le ultrastrutture delle cellule con un contrasto eccezionale.

"Abbiamo costruito un microscopio a trasmissione di raggi X soffici che sfrutta i miglioramenti delle tecniche di nanofabbricazione, che permettono di produrre obiettivi a raggi X con risoluzioni maggiori e con larghezze delle zone estreme minori," gli autori hanno scritto nello studio.

"Abbiamo combinato questo obiettivo ad alta risoluzione con l'illuminazione parzialmente coerente del campione invece dell'obiettivo a bassa risoluzione e l'illuminazione semi-incoerente usato nei precedenti progetti. Anche se la coerenza parziale diminuisce la risoluzione massima possibile rispetto all'incoerenza, essa fornisce un contrasto nettamente maggiore tra le frequenze spaziali medie e quelle più alte. Di conseguenza, la combinazione della coerenza parziale con un obiettivo con migliore risoluzione dovrebbe produrre un maggiore contrasto per le caratteristiche più piccole. '

Secondo i ricercatori, questi ultimi sviluppi offriranno al mondo della medicina delle informazioni chiave sui processi intracellulari, cioè in che modo i virus o le nanoparticelle penetrano nelle cellule o nel nucleo. E da un punto di vista generale, essi offriranno un nuovo strumento alla biologia strutturale per accrescere la comprensione della struttura della cellula

ImmagineImmagineImmagine

9.3 Erik Carlsson ... p h o t o ... => ? <= ... s t o r y ... my desertstorm

Avatar utente
desertstorm
Consigliere
Messaggi: 19796
Iscritto il: sabato 23 gennaio 2010, 21:50
Località: Napoli
Contatta:

Re: NEWS DAL MONDO DELLA MEDICINA

#162 Messaggio da leggere da desertstorm »


news n° 90

Nuove speranze a chi soffre di aneurisma

POTREBBE ESSERE POSSIBILE CURARE GLI ANEURISMI ALL'AORTA CON I FARMACI CONTRO L'ASMA



Secondo una nuova ricerca finanziata dall'UE, potrebbe essere possibile curare gli aneurismi all'aorta con i farmaci contro l'asma. La scoperta, descritta nella rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), potrebbe contribuire a salvare vite umane e a ridurre la necessità di interventi chirurgici, spesso anche rischiosi.

L'aorta, il più grande vaso sanguigno del corpo umano, trasporta il sangue dal cuore al resto dell'organismo. Questa grandissima arteria scende attraverso la cavità toracica nell'addome prima di dividersi in due arterie (una per ciascuna gamba) all'altezza del bacino.

A volte una sezione dell'aorta si indebolisce e si gonfia verso l'esterno sotto la pressione del sangue che viene pompato attraverso di essa; questo è conosciuto come aneurisma. Quasi sempre questo avviene nell'addome; a un soggetto viene diagnosticato un aneurisma aortico addominale se il diametro dell'aorta in un determinato punto supera i 30 millimetri (mm) (il normale diametro dell'aorta nell'addome è di circa 20 mm). Se l'aneurisma si dilata eccessivamente si potrebbe perforare, innescando una massiccia emorragia interna e, fin troppo spesso, la morte.

Gli scienziati hanno scoperto che gli aneurismi si presentano quando determinati enzimi lentamente demoliscono i tessuti che compongono le pareti dell'aorta, facendola così diventare più debole.

In questo ultimo studio, ricercatori provenienti da Finlandia e Svezia hanno scoperto che le pareti degli aneurismi contengono alti livelli di enzimi che sono in grado di formare sostanze chiamate leucotrieni cisteinici.

"Abbiamo anche scoperto che i leucotrieni cisteinici possono stimolare il rilascio di enzimi che digeriscono le proteine, chiamati metalloproteasi, che possono contribuire all'indebolimento della parete aortica e allo sviluppo di un aneurisma," ha commentato il professor Jesper Haeggström del Karolinska Institutet in Svezia, che ha guidato lo studio.



I leucotrieni cisteinici sono già conosciuti in campo medico; essi sono anche responsabili del gonfiore delle vie aeree associato all'asma. Inoltre, i malati di asma vengono regolarmente curati con farmaci studiati per bloccare l'azione dei leucotrieni cisteinici.

Esperimenti hanno rivelato che questi farmaci sono in grado di bloccare i leucotrieni cisteinici e di impedire il rilascio delle metalloproteasi. Le scoperte suggeriscono che i farmaci contro l'asma potrebbero aiutare a curare gli aneurismi e a ridurre il rischio di perforazione. Secondo i ricercatori, l'allestimento di studi clinici per testare questa teoria dovrebbe essere facile.

"Questi farmaci contro l'asma sono sia efficaci che sicuri, e dovremmo essere presto in grado di testare qualsiasi effetto positivo che potrebbero avere sull'aneurisma aortico," ha detto il professor Haeggström.

L'incidenza dell'aneurisma aumenta con l'età; circa 6 uomini ogni 100 e 2 donne ogni 100 con un'età superiore ai 65 anni sono colpiti. Anche aterosclerosi ("incrostazioni" delle arterie con depositi di grasso), ipertensione arteriosa e fumo sono fattori di rischio per questa malattia.

Ciò che rende gli aneurismi così pericolosi è la loro tendenza a perforarsi se diventano troppo grandi. Se l'aorta si perfora, il soggetto subisce una massiccia emorragia interna. Un'operazione chirurgica di emergenza in questi casi può salvare delle vite; ciononostante, 8 pazienti su 10 che subiscono una perforazione muoiono.

Il problema è che molte persone non sanno di avere un aneurisma; oltre i due terzi dei pazienti a cui è stata diagnosticata la malattia non riportavano sintomi. Alcuni esami medici, come gli ultrasuoni, sono in grado di rilevare gli aneurismi. Se l'aneurisma è piccolo, il dottore può consigliare la strategia di "vigile attesa", programmando esami regolari per seguire la crescita dell'aneurisma. Se il diametro dell'aneurisma supera i 50 mm, il rischio di perforazione è molto più alto; in questi casi, può essere effettuata un'operazione per riparare l'arteria. Poiché questa operazione chirurgica presenta dei rischi, viene consigliata solo nei casi in cui i rischi legati alla perforazione sono maggiori dei rischi legati all'intervento.

Il supporto dell'UE a questo lavoro è venuto da tre progetti: EICOSANOX ("Eicosanoids and nitric oxide: mediators of cardiovascular, cerebral & neoplastic diseases"), ATHEROREMO ("European collaborative project on inflammation and vascular wall remodelling in atherosclerosis") e FAD ("Fighting aneurysmal diseases").

EICOSANOX ha ricevuto 10,7 Mio EUR nell'ambito dell'area tematica "Scienze della vita, genomica e biotecnologie per la salute" del Sesto programma quadro (6° PQ). ATHEROREMO e FAD hanno ricevuto rispettivamente 11,7 e 11 Mio EUR nell'ambito del tema "Salute" del Settimo programma quadro (7° PQ).

ImmagineImmagineImmagine

9.3 Erik Carlsson ... p h o t o ... => ? <= ... s t o r y ... my desertstorm

Avatar utente
desertstorm
Consigliere
Messaggi: 19796
Iscritto il: sabato 23 gennaio 2010, 21:50
Località: Napoli
Contatta:

Re: NEWS DAL MONDO DELLA MEDICINA

#163 Messaggio da leggere da desertstorm »

news n° 91

Sviluppata una rivoluzionaria sonda neurale

RICERCATORI IN EUROPA HANNO SVILUPPATO UNA NUOVA SONDA NEURALE CHE PERMETTE LA REGISTRAZIONE E LA STIMOLAZIONE ELETTRICA E CHIMICA DI SINGOLI NEURONI NEL CERVELLO



Ricercatori in Europa hanno sviluppato una nuova sonda neurale che permette la registrazione e la stimolazione elettrica e chimica di singoli neuroni nel cervello. Essi affermano che questa tecnologia possiede un enorme potenziale e potrebbe essere usata, ad esempio, per effettuare diagnosi più precise di convulsioni cerebrali prima di intervenire chirurgicamente sul cervello. Questa sonda all'avanguardia è uno dei risultati del progetto NEUROPROBES ("Development of multifunctional microprobe arrays for cerebral applications"), che ha ottenuto quasi 10 Mio EUR di finanziamenti nell'ambito dell'area tematica "Tecnologie per la società dell'informazione" (TSI) del Sesto programma quadro (6° PQ) dell'UE.

Secondo i ricercatori, fino ad oggi, le sonde multi-elettrodo per la registrazione sono andate per tentativi, poiché non è possibile ottimizzare meccanicamente la posizione degli elettrodi in modo indipendente gli uni dagli altri. Essi fanno notare che per distinguere i singoli neuroni nel cervello, gli elettrodi di registrazione dovrebbero essere posizionati molto vicino al neurone, idealmente entro 100 micrometri o meno.

Il team, guidato da ricercatori alla imec, un'azienda belga specializzata nella ricerca sulla nanoelettronica, ha affermato che la nuova tecnologia Electronic Depth Control (EDC) si differenzia dalle sonde precedenti poiché permette la regolazione individuale delle posizione dei diversi elettrodi senza la necessità di spostamenti meccanici.



Essi hanno spiegato che la sonda neurale EDC possiede centinaia di elettrodi a controllo elettronico che consentono agli utenti di esaminare i segnali neurali alla ricerca di quelli più informativi, di concentrarsi su questi, e alla fine di modificare la posizione degli elettrodi durante il corso di un esperimento.

Gli scienziati ritengono che le applicazioni della sonda neurale siano vaste: spaziando dagli strumenti per la ricerca fondamentale sul funzionamento del cervello, agli strumenti per diagnosi più precise di convulsioni cerebrali prima intervenire chirurgicamente sul cervello. Essi hanno sottolineato che questa tecnologia aiuterà a perfezionare i lavori attualmente già in corso e aprirà le porte a dozzine di nuovi precorsi di ricerca. Oltre alla ricerca fondamentale sul cervello, uno dei ruoli principali per la tecnologia EDC sarà la diagnosi preoperativa negli interventi chirurgici al cervello per una serie di patologie.

"Ad esempio, è risaputo che sonde simili sono state usate per decenni per scoprire il punto centrale di una convulsione," ha detto Herc Neves, scienziato all'imec e coordinatore del progetto NEUROPROBES. "Si ha un paziente che sta per essere operato, e si vuole rimuovere la minore quantità possibile di tessuto. Localizzando con precisione dove viene generata la convulsione, si rimuove solo quel tessuto, e questo consente interventi chirurgici più sicuri e meno invasivi."

Il team alla imec è stato aiutato nella sua ricerca da scienziati che lavorano presso istituzioni accademiche in tutta Europa, tra cui l'Università di Lovanio in Belgio, l'Università di Cambridge nel Regno Unito e l'Accademia delle Scienze ungherese, e importanti esponenti dell'industria come il gigante dell'elettronica Philips e l'azienda di soluzioni per l'udito con sede nel Regno Unito Cochlear Technology Centre.

Il consorzio NEUROPROBES è formato da 14 partner che portano avanti la ricerca mirata allo sviluppo di una piattaforma di sistema che consentirà un'ampia gamma di innovative misure diagnostiche e terapeutiche per il trattamento e la comprensione scientifica di sistemi cerebrali e delle malattie associate. I risultati del progetto porteranno ad una nuova era di lavoro nel campo della ricerca fondamentale, scientifica e clinica sul cervello, con un'attenzione particolare al recupero della vista nei pazienti affetti da cecità grave.

ImmagineImmagineImmagine

9.3 Erik Carlsson ... p h o t o ... => ? <= ... s t o r y ... my desertstorm

Avatar utente
ZioTom
Socio
Messaggi: 5147
Iscritto il: giovedì 25 maggio 2006, 18:51
Località: Cornate d'Adda (MB)

Re: NEWS DAL MONDO DELLA MEDICINA

#164 Messaggio da leggere da ZioTom »

dovevo studiare medicina e non giurisprudenza.. l'attività di soccorritore mi ha fatto appassionare :o(
Toyota RAV4 2.5 Hybrid Lounge - 2019 
Lexus Ux250h 4wd Luxury - 2020
Saab 9.3 Cabrio 2.0T SE- 1998
Royal Enfield Interceptor 650 - 2022
 
Avatar utente
desertstorm
Consigliere
Messaggi: 19796
Iscritto il: sabato 23 gennaio 2010, 21:50
Località: Napoli
Contatta:

Re: NEWS DAL MONDO DELLA MEDICINA

#165 Messaggio da leggere da desertstorm »

ZioTom ha scritto:dovevo studiare medicina e non giurisprudenza.. l'attività di soccorritore mi ha fatto appassionare :o(
Non sai quanto condivido la tua affermazione.
Io non ho mai studiato medicina, eppure tempo addietro comprai testi come ad esempio il Rindi-Manni, per studiarli quasi come un laureando :) .
La medicina è sempre stata una delle mie più grandi passioni :)

ImmagineImmagineImmagine

9.3 Erik Carlsson ... p h o t o ... => ? <= ... s t o r y ... my desertstorm

Avatar utente
ZioTom
Socio
Messaggi: 5147
Iscritto il: giovedì 25 maggio 2006, 18:51
Località: Cornate d'Adda (MB)

Re: NEWS DAL MONDO DELLA MEDICINA

#166 Messaggio da leggere da ZioTom »

desertstorm ha scritto:
ZioTom ha scritto:dovevo studiare medicina e non giurisprudenza.. l'attività di soccorritore mi ha fatto appassionare :o(
Non sai quanto condivido la tua affermazione.
Io non ho mai studiato medicina, eppure tempo addietro comprai testi come ad esempio il Rindi-Manni, per studiarli quasi come un laureando :) .
La medicina è sempre stata una delle mie più grandi passioni :)
io ho iniziato l'attività di soccorritore contemporaneamente, e parallelamente, ai miei studi di giurisprudenza.. dopo un anno e mezzo, pur non dispiacendomi quest'ultima, potendo tornare indietro proverei il test della prima..
però vabbè, le conoscenze, pratiche e non, acquisite sul campo non sono da buttare via.. ultimamente mi sto specializzando ancor di più, passando dal normale 118 a corsi di ALS, trasporti organi, presenze ad interventi in emodinamica.. alla fine è una forma di volontariato utile, economica (quando sono in servizio non escono €€€ dalle mie tasche eheh), anche se massacrante unita all'uni.. ne sanno qualcosa i miei compagni di pranzo di domenica, testimoni della mia solita epistassi da stress :)
Toyota RAV4 2.5 Hybrid Lounge - 2019 
Lexus Ux250h 4wd Luxury - 2020
Saab 9.3 Cabrio 2.0T SE- 1998
Royal Enfield Interceptor 650 - 2022
 
Avatar utente
desertstorm
Consigliere
Messaggi: 19796
Iscritto il: sabato 23 gennaio 2010, 21:50
Località: Napoli
Contatta:

Re: NEWS DAL MONDO DELLA MEDICINA

#167 Messaggio da leggere da desertstorm »

Bravo e complimenti, ti invidio e sono davvero contento per te. Quello che fai ti fa onore!

ImmagineImmagineImmagine

9.3 Erik Carlsson ... p h o t o ... => ? <= ... s t o r y ... my desertstorm

Avatar utente
jpm
Moderatore
Messaggi: 6052
Iscritto il: martedì 26 gennaio 2010, 19:15
Località: San Marino

Re: NEWS DAL MONDO DELLA MEDICINA

#168 Messaggio da leggere da jpm »

desertstorm ha scritto:
ZioTom ha scritto:dovevo studiare medicina e non giurisprudenza.. l'attività di soccorritore mi ha fatto appassionare :o(
Non sai quanto condivido la tua affermazione.
Io non ho mai studiato medicina, eppure tempo addietro comprai testi come ad esempio il Rindi-Manni, per studiarli quasi come un laureando :) .
La medicina è sempre stata una delle mie più grandi passioni :)
Musica per le mie orecchie!
Adoro le persone che studiano così, solo perché sentono di doverlo fare :l
(Si, ti ho messo un cuoricino, ma ti montare la testa eh :D)
A volte, mi sembra di essere un alieno quando racconto in giro di mangiarmi un paio di saggi scientifici al mese :green:
ZioTom ha scritto:testimoni della mia solita epistassi da stress
A me succede quando bevo troppi caffé, al quindicesimo o sedicesimo tanto per intenderci :sorry:
SAAB 900 SE Talladega Sensonic my1997
Avatar utente
ZioTom
Socio
Messaggi: 5147
Iscritto il: giovedì 25 maggio 2006, 18:51
Località: Cornate d'Adda (MB)

Re: NEWS DAL MONDO DELLA MEDICINA

#169 Messaggio da leggere da ZioTom »

jpm ha scritto:
desertstorm ha scritto:
ZioTom ha scritto:dovevo studiare medicina e non giurisprudenza.. l'attività di soccorritore mi ha fatto appassionare :o(
Non sai quanto condivido la tua affermazione.
Io non ho mai studiato medicina, eppure tempo addietro comprai testi come ad esempio il Rindi-Manni, per studiarli quasi come un laureando :) .
La medicina è sempre stata una delle mie più grandi passioni :)
Musica per le mie orecchie!
Adoro le persone che studiano così, solo perché sentono di doverlo fare :l
(Si, ti ho messo un cuoricino, ma ti montare la testa eh :D)
A volte, mi sembra di essere un alieno quando racconto in giro di mangiarmi un paio di saggi scientifici al mese :green:
ZioTom ha scritto:testimoni della mia solita epistassi da stress
A me succede quando bevo troppi caffé, al quindicesimo o sedicesimo tanto per intenderci :sorry:
a me succede quando dormo 10 ore in due notti, e poi passo a prendere la ragazza (che non vedo da qualche giorno) per andare al pranzo saabway (santa donna) :)
cmq ho scoperto da poco alcuni testi che collegano le due materie, ad eempio il diritto dell'emergenza sanitaria, etc etc.. er una preparazione (o infarinatura almeno) a 360° :)
quando, e se riuscirò a laurearmi, oggetto della mia tesi sarà sicuramente un qualcosa che faccia riferimento al mondo della medicina, appunto :)

più che altro sai cosa.. già lo studio di una disciplina, il diritto nel mio caso, ti permette comunque di avere una visione della realtà un po' + ampia e meno grossolana.. ma tutto ciò acquisito come extra ti permette di avere un sacco di argomenti di conversazione, o ti fa trovare a tuo agio anche in ambiti diversi da quello dove operi di solito.. non male
Toyota RAV4 2.5 Hybrid Lounge - 2019 
Lexus Ux250h 4wd Luxury - 2020
Saab 9.3 Cabrio 2.0T SE- 1998
Royal Enfield Interceptor 650 - 2022
 
Avatar utente
desertstorm
Consigliere
Messaggi: 19796
Iscritto il: sabato 23 gennaio 2010, 21:50
Località: Napoli
Contatta:

Re: NEWS DAL MONDO DELLA MEDICINA

#170 Messaggio da leggere da desertstorm »

Ehiiii avete mai provato le camomille :D :D :D :D

Comunqeu ritornando seri, hai mai pensato di specializzarti in medicina legale, (è tosta lo so) pero magari potresti abbinare iniseme le tue passioni. La giurisprudenza e la medicina :))

ImmagineImmagineImmagine

9.3 Erik Carlsson ... p h o t o ... => ? <= ... s t o r y ... my desertstorm

Avatar utente
ZioTom
Socio
Messaggi: 5147
Iscritto il: giovedì 25 maggio 2006, 18:51
Località: Cornate d'Adda (MB)

Re: NEWS DAL MONDO DELLA MEDICINA

#171 Messaggio da leggere da ZioTom »

desertstorm ha scritto:Ehiiii avete mai provato le camomille :D :D :D :D

Comunqeu ritornando seri, hai mai pensato di specializzarti in medicina legale, (è tosta lo so) pero magari potresti abbinare iniseme le tue passioni. La giurisprudenza e la medicina :))
mi servirebbero almeno 32 ore al giorno, in luogo delle solite 24 :)
anyway, never say never :)
Toyota RAV4 2.5 Hybrid Lounge - 2019 
Lexus Ux250h 4wd Luxury - 2020
Saab 9.3 Cabrio 2.0T SE- 1998
Royal Enfield Interceptor 650 - 2022
 
Avatar utente
desertstorm
Consigliere
Messaggi: 19796
Iscritto il: sabato 23 gennaio 2010, 21:50
Località: Napoli
Contatta:

Re: NEWS DAL MONDO DELLA MEDICINA

#172 Messaggio da leggere da desertstorm »

:D :D vero vero, è durissima!

ImmagineImmagineImmagine

9.3 Erik Carlsson ... p h o t o ... => ? <= ... s t o r y ... my desertstorm

Avatar utente
desertstorm
Consigliere
Messaggi: 19796
Iscritto il: sabato 23 gennaio 2010, 21:50
Località: Napoli
Contatta:

Re: NEWS DAL MONDO DELLA MEDICINA

#173 Messaggio da leggere da desertstorm »

news n° 92

Scoperti geni in comune tra Alzheimer e infarto cardiaco

IN UNO STUDIO DELL'UNIVERSITÀ DI BOLOGNA ED UN'AZIENDA DEL NEW MEXICO, SI È SCOPERTO IL PROFILO GENETICO IN COMUNE ALLE DUE PATOLOGIE.




Sulla rivista Journal of Alzheimer's disease è stata pubblicata una ricerca secondo cui l'Alzheimer e l'infarto cardiaco hanno la medesima base genetica e grazie alla quale si potrà sviluppare un nuovo test che indicherà i rischi di sviluppare o meno le due malattie. Lo studio, condotto dall'Università di Bologna in collaborazione con un'azienda privata del New Mexico (Usa), ha riscontrato che nel 30% dei malati d'infarto e nel 40% dei pazienti affetti da Alzheimer è presente una sovrapposizione dei rischi congeniti.
L'immunologo dell'Università di Bologna, Federico Licastro, ha dichiarato: "Prima di questo studio si conoscevano solo i singoli geni associati alla due patologie, non permettendo così di mettere a punto un test individuale sul rischio; adesso, invece, siamo riusciti a identificare un profilo genetico parzialmente comune, che coinvolge diversi geni. Ed è proprio questa scoperta che ci permette di effettuare il test e di valutare un profilo, in parte specifico, per le due diverse malattie.

I soggetti ad alto rischio presentano un profilo genetico formato da geni coinvolti nella sintesi e nel trasporto di colesterolo e nel controllo dell'infiammazione: processi che sembrano essere alla radice di entrambi i disturbi".
Queste due malattie sono molto diffuse: l'Alzheimer, una delle forme di demenza senile più diffusa, colpisce gli individui entro gli 85 anni e più precisamente coinvolge una donna su cinque e un uomo su dieci; l'infarto, che continua ad essere una della principali cause di morte del nuovo millennio, interessa circa il 12% della popolazione.
Gli studiosi, per poter condurre lo studio, hanno suddiviso la popolazione, in base ai livelli di rischio, in sei gruppi differenti: basso rischio per i gruppi 1, 2 e 3 e alto rischio per i gruppi 4,5 e 6. I ricercatori si sono concentrati soprattutto nei gruppi 4 e 6 perché sono quelli in cui sono stati trovati alti rischi sia per una patologia che per l'altra: per l'infarto, nel gruppo 4 prima dei 40 anni e nel gruppo 6 tra i 40 e i 54 anni; per l'Alzheimer nel gruppo 4, prima dei 65 anni e nel 6 oltre i 65 anni. Per analizzare il DNA dei soggetti presi in esame, i ricercatori hanno utilizzato una nuova tecnica statistica, Grade of Membership Analysis, che ha permesso di studiare le malattie anche su un numero ristretto di casi.
Grazie al risultato del test, che secondo gli studiosi si potrà effettuare anche in Italia con un semplice esame del sangue, si potrà iniziare una fase di monitoraggio e definire stili di vita appropriati per la prevenzione di queste due patologie.

ImmagineImmagineImmagine

9.3 Erik Carlsson ... p h o t o ... => ? <= ... s t o r y ... my desertstorm

Avatar utente
desertstorm
Consigliere
Messaggi: 19796
Iscritto il: sabato 23 gennaio 2010, 21:50
Località: Napoli
Contatta:

Re: NEWS DAL MONDO DELLA MEDICINA

#174 Messaggio da leggere da desertstorm »

news n° 9-3

SPAGNA - Farmaci eliminano cellule tumorali del cervello




Alcuni scienziati dell'Instituto de Oncología Vall d'Hebrón di Barcelona hanno creato un farmaco che individua ed elimina le cellule che fanno sviluppare il cancro al cervello (glioma) e provvedono al rigeneramento cardiaco dopo un trattamento. Su tratta di cellule che avviano il tumore, con caratteristiche simili alle staminali, e che generano altre cellule in grado di sviluppare il cancro nel cervello. “Sono come una cattiva erba. Se la tagliamo alla radice il bulbo resiste e l'erba continuera' a crescere”, dice Joan Seoane, autore principale dello studio pubblicato sulla rivista “Cancer cell”.
Queste cellule si caratterizzano per avere elevate quantita' di proteine CD44 e Id 1, che raggiunte da una sostanza inibitrice degli ormoni, TGF-beta (il farmaco in questione), le individua e le elimina. Situazione in cui i trattamenti fino ad oggi utilizzati, come chemioterapia e radioterapia, avevano fallito. “Il nostro studio individua quali sono questi bulbi, dove si incontrano e qui il farmaco fa il suo effetto contro di esse”.
Per arrivare a questo i ricercatori hanno inserito cellule del tumore cerebrale in topi di laboratorio ai quali hanno poi indotto un tumore simile al glioma. Nel contempo hanno inserito in altri topi altre cellule trattate con il farmaco. Mentre nei primi topi il cancro si espandeva, nei secondi le cellule perdevano la loro capcita' di rigenerare il tumore.

ImmagineImmagineImmagine

9.3 Erik Carlsson ... p h o t o ... => ? <= ... s t o r y ... my desertstorm

Avatar utente
desertstorm
Consigliere
Messaggi: 19796
Iscritto il: sabato 23 gennaio 2010, 21:50
Località: Napoli
Contatta:

Re: NEWS DAL MONDO DELLA MEDICINA

#175 Messaggio da leggere da desertstorm »

news n° 94

Un legame tra gene ed il funzionamento di un farmaco per il diabete

ALCUNI RICERCATORI FINANZIATI DALL'UE SOSTENGONO DI AVERE LA PROVA DI COME UN FARMACO COMUNEMENTE USATO PER IL DIABETE FUNZIONI NELLA CURA DEL PAZIENTE



Alcuni ricercatori finanziati dall'UE sostengono di avere la prova di come un farmaco comunemente usato per il diabete funzioni nella cura del paziente. Quest'ultimo sviluppo potrebbe essere di aiuto per lo sviluppo di farmaci in futuro. La ricerca, presentata sulla rivista Nature Genetics, è stata finanziata in parte dal progetto EXGENESIS ("Health benefits of exercise: identification of genes and signalling pathway involved in effects of exercise on insulin resistance, obesity and the metabolic syndrome").

EXGENESIS, sovvenzionato con quasi 12,7 milioni di euro nell'ambito dell'area tematica "Scienze della vita, genomica e biotecnologia della salute" del Sesto programma quadro (6° PQ) dell'UE, ha contribuito a facilitare la comprensione del meccanismo molecolare coinvolto nelle condizioni croniche come il diabete.

Su scala globale, il farmaco metformina cura le persone affette da diabete di tipo 2 da molti anni. Non solo fa diminuire il rischio di malattie del cuore, degli occhi e dei reni nei diabetici, ma ha mostrato di poter combattere anche il cancro. Finora gli scienziati non sono però stati in grado di chiarire come funziona questo farmaco.

Questa recente ricerca fornisce informazioni fondamentali sul funzionamento del farmaco. Gli scienziati dell'Università di Dundee nel Regno Unito hanno usato dati anonimi di malati di diabete provenienti da un sistema informatico clinico, collegati a campioni di sangue donati da 20.000 persone nella regione scozzese del Tayside.

Essi hanno scoperto che la metformina funziona bene in 2.800 pazienti e hanno individuato una zona del cromosoma 11, che comprende il gene chiamato ATM (atassia telangectasia mutata), la quale modifica il livello di risposta alla metformina nei pazienti. Il dott. Ewan Pearson del Dundee ha sottolineato come l'ATM sia coinvolto nel sistema di reazione ai danni cellulari del DNA (acido deossiribonucleico); un meccanismo difettoso può scatenare il cancro.

I loro colleghi dell'Università di Oxford hanno replicato i risultati del Dundee in oltre 1.100 persone usando la metformina come cura. Per il loro studio hanno usato un test clinico prospettico, il Prospective Diabetes Study del Regno Unito. Ulteriori studi hanno inoltre confermato quanto sia cruciale il ruolo dell'ATM nella regolazione dei meccanismi della metformina.

"In uno dei più ampi studi di questo tipo, abbiamo usato la genetica della reazione al farmaco, conosciuta anche come farmacogenetica, per studiare come funziona la metformina," spiega il dott. Pearson, un membro dell'Istituto di ricerca biomedica del Dundee e uno degli autori dello studio. "Ci aspettavamo di trovare i geni coinvolti nella regolazione dello zucchero ematico e quindi la scoperta che l'ATM è coinvolto nella reazione alla metformina è stata totalmente inaspettata. Sebbene l'ATM sia stato ampiamente studiato dagli scienziati che si occupano di cancro, nessuno aveva mai pensato che avesse un ruolo nel modo in cui funziona questo farmaco comunemente usato per il diabete. Le nostre scoperte mettono quindi insieme i meccanismi che proteggono dal cancro e riducono lo zucchero ematico, suggerendo un nuovo campo per lo sviluppo di farmaci per il diabete."

Il co-autore, il professor Colin Palmer, anch'egli dell'Istituto di ricerca biomedica, ha fatto presente che sebbene questo sia uno sviluppo rivoluzionario, è necessario lavorare ancora per assicurare che i test genetici possano essere usati in maniera affidabile in ospedale "per guidare la cura delle forme comuni di diabete di tipo 2."

Il professor Peter Donnelly, direttore del Wellcome Trust Case Control Consortium di Oxford, che è stato uno dei principali ricercatori dello studio, afferma: "Abbiamo dimostrato quanto possa essere utile la genetica per fare luce sul funzionamento dei farmaci. Inoltre, questo studio è il primo ad aver identificato in modo affidabile un gene coinvolto nel funzionamento della metformina ed è quindi un importante primo passo verso la comprensione di come i geni di un individuo possano influenzare il modo in cui egli risponde alle cure farmacologiche."

ImmagineImmagineImmagine

9.3 Erik Carlsson ... p h o t o ... => ? <= ... s t o r y ... my desertstorm

Avatar utente
desertstorm
Consigliere
Messaggi: 19796
Iscritto il: sabato 23 gennaio 2010, 21:50
Località: Napoli
Contatta:

Re: NEWS DAL MONDO DELLA MEDICINA

#176 Messaggio da leggere da desertstorm »

News n° 95

Scoperta la causa della piastrinopenia

IL GENE ANKRD-26 RESPONSABILE DELLA MANCANZA DI PIASTRINE, ORA SARÀ PIÙ SEMPLICE DIAGNOSTICARE CORRETTAMENTE LA MALATTIA E SCEGLIERE I TRATTAMENTI PIÙ ADEGUATI




Identificata la causa genetica di una rara malattia ereditaria dovuta alla forte carenza di piastrine, gli elementi del sangue responsabili dell'arresto delle emorragie: è quanto afferma una ricerca finanziata da Telethon e coordinata da Carlo Balduini, direttore della Clinica Medica III della Fondazione Irccs Policlinico San Matteo e docente dell'Università di Pavia. Pubblicato sull'American Journal of Human Genetics, lo studio ha visto la partecipazione di diversi gruppi storicamente impegnati con Telethon nello studio dei difetti ereditari della coagulazione, tra cui quelli di Anna Savoia dell'Università di Trieste-Irccs Burlo Garofolo, Marco Seri dell'Università di Bologna e Silverio Perrotta della Seconda Università di Napoli.

"Sono dieci anni che studiamo questa malattia, osservata per la prima volta in due famiglie, una italiana e una americana", spiega Balduini. "La difficoltà più grande stava nel fatto che, a differenza di quanto accade in altre piastrinopenie ereditarie già note, le piastrine di questi pazienti hanno un aspetto pressoché normale. Era quindi molto difficile diagnosticarla, non sapevamo di fatto che cosa andare a cercare. Questo ha fatto sì che in passato molti pazienti abbiano ricevuto trattamenti non solo inadatti, ma anche dannosi come una massiccia terapia a base di cortisone o l'asportazione della milza".

L'identificazione del gene responsabile - ANKRD-26 - segna quindi un punto di svolta per questi malati.

Analizzando il patrimonio genetico di circa 100 famiglie italiane dalla diagnosi incerta, Balduini e il suo gruppo ne hanno identificate 8 con un difetto nel medesimo gene. "E non è finita qui" continua il ricercatore: "da quando abbiamo individuato il gene responsabile stiamo osservando come questa sia tra le forme più comuni di piastrinopenia ereditaria in Italia. Inoltre abbiamo diagnosticato casi anche in altri paesi come la Spagna, l'Argentina e gli Stati Uniti: sono convinto che con il tempo le diagnosi aumenteranno grazie al fatto di sapere quali difetti genetici andare a cercare".

Chi soffre di questa malattia del sangue è apparentemente sano, ma nel caso di traumi, incidenti, oppure interventi dentistici può andare incontro a sanguinamenti improvvisi e abbondanti, talvolta così pericolosi da mettere a rischio la sopravvivenza. Le donne, inoltre, sono ulteriormente a rischio quando partoriscono o addirittura nel corso del ciclo mestruale mensile. La possibilità di classificare con precisione i malati è quindi essenziale per intervenire con una terapia farmacologica mirata in grado di prevenire il sanguinamento nelle situazioni a rischio. In questo senso, fanno ben sperare i risultati recentemente ottenuti - sempre grazie a fondi Telethon - dalla stessa squadra di ricercatori su pazienti affetti da un altro difetto ereditario delle piastrine, la malattia MYH9-correlata.

Il prossimo passo è comunque chiarire quale sia la funzione del gene ANKRD-26, ancora poco nota. Spiega Balduini: "sulla base dei pochi dati attualmente disponibili, abbiamo ipotizzato che nei pazienti questo gene funzioni troppo e che questo in qualche modo comprometta la normale produzione delle piastrine: tuttavia c'è ancora molto da scoprire ed è molto importante se vogliamo mettere a punto una terapia specifica". Una curiosità: una conferma indiretta di questa ipotesi sembra venire dall'analisi del patrimonio genetico nientemeno che del "padre" del Dna, James Watson, una delle poche persone al mondo di cui è disponibile l'intera sequenza di lettere che compongono il suo patrimonio ereditario. Watson presenta infatti solo una versione corretta del gene ANKRD-26, mentre l'altra è "monca": nonostante questa alterazione, però, ha un numero di piastrine assolutamente normale, cosa che non ci si aspetterebbe se il difetto genetico portasse a una riduzione dell'attività di quel gene.

ImmagineImmagineImmagine

9.3 Erik Carlsson ... p h o t o ... => ? <= ... s t o r y ... my desertstorm

Avatar utente
desertstorm
Consigliere
Messaggi: 19796
Iscritto il: sabato 23 gennaio 2010, 21:50
Località: Napoli
Contatta:

Re: NEWS DAL MONDO DELLA MEDICINA

#177 Messaggio da leggere da desertstorm »

News n° 96

Un potenziale nuovo farmaco contro il cancro e metastasi

LA HRG MIGLIORA LA RETE DEI VASI SANGUIGNI ATTORNO AL TUMORE RIDUCENDO IL RISCHIO IN METASTASI, FAVORISCE IL TARGETING DEI FARMACI E CONVERTE I MACROFAGI TAM IN M1 EFFICACI CONTRO IL CANCRO



Scienziati hanno svelato i dettagli del funzionamento di una proteina che rallenta la diffusione del cancro e aumenta l'efficacia della chemioterapia. La molecola, chiamata glicoproteina ricca in istidina (HRG), potrebbe quindi rivelarsi utile per gli sforzi dei ricercatori di sviluppare farmaci anti-cancro. Lo studio, in parte finanziato dall'UE, è pubblicato nella rivista Cancer Cell.

L'UE ha sostenuto la ricerca attraverso il progetto TIE2+MONOCYTES ("Tie2-expressing monocytes: Role in tumor angiogenesis and therapeutic targeting"), una sovvenzione Starting Grant del Consiglio europeo della ricerca (CER) da 1,31 milioni di euro assegnato a uno degli autori dello studio, Michele De Palma dell'Istituto scientifico San Raffaele in Italia.

La HRG funziona migliorando la qualità della rete di vasi sanguigni che forniscono ossigeno e nutrienti al tumore. Anche se può sembrare strano, questo in realtà abbassa il rischio di metastasi (quando il cancro si diffonde ad altre parti del corpo) e aumenta la capacità dei farmaci di attaccare il tumore.

Come tutti i tessuti, anche i tumori maligni dipendono da ossigeno e nutrienti per la loro crescita e mantenimento, e spesso impiegano una serie di molecole chiamate fattori di crescita dei vasi sanguigni per crearsi la propria fornitura di sangue. Per molti anni i ricercatori si erano quindi concentrati sullo sviluppo di farmaci anti-cancro che bloccassero la fornitura di sangue del tumore, arrestando l'attività dei fattori di crescita dei vasi sanguigni. Tuttavia, questo metodo può aumentare il rischio di metastasi.



Studi hanno mostrato che, poiché i tumori crescono così velocemente, le reti dei loro vasi sanguigni sono costruite male e spesso non riescono a fornire sufficiente ossigeno al tumore. Ed è questa mancanza di ossigeno che spinge alcune cellule tumorali ad abbandonare il sito del tumore e a stabilirsi in altre parti del corpo. Aggravando la mancanza di ossigeno nel tumore, i farmaci che bloccano il rifornimento di sangue al cancro spesso hanno accresciuto la probabilità di metastasi.

Gli ultimi anni hanno quindi visto un crescente interesse verso quei farmaci che possono migliorare la fornitura di sangue (e ossigeno) al tumore, incoraggiando in tal modo le cellule cancerogene a rimanere ferme. Inoltre, poiché i farmaci spesso raggiungono il tumore attraverso il sangue, il miglioramento del flusso sanguigno verso le cellule cancerogene fornisce anche alla chemioterapia maggiore accesso a queste cellule.

In questo studio, scienziati con sede in Belgio, Italia e Svezia rivelano che la proteina HRG è in grado di "normalizzare" i vasi sanguigni di rifornimento di un tumore influenzando i livelli di due diversi tipi di cellule immunitarie.

Secondo i ricercatori, quasi tutti i tipi di cancro portano a un'infiammazione che coinvolge delle cellule chiamate macrofagi associati al tumore (TAM). Ci sono due tipi di TAM; i macrofagi M2 promuovono la crescita dei vasi sanguigni e diminuiscono le difese immunitarie del corpo, mentre i macrofagi M1 attivano le cellule immunitarie che attaccano i tumori maligni. Cosa fondamentale, i macrofagi M1 non sono in grado di aumentare lo sviluppo dei vasi sanguigni.

La nuova ricerca mostra che la HRG è in grado di inibire una proteina chiamata fattore di crescita placentare (PlGF). Questo a sua volta innesca la trasformazione dei macrofagi M2 (che promuovono la crescita del tumore) in macrofagi M1 (che lanciano un attacco del sistema immunitario al cancro e ne riducono quindi la dimensione).

Poiché esso non promuove attivamente la crescita di vasi sanguigni, l'M1 porta allo sviluppo di una rete sanguigna più convenzionale nel tumore. Questo a sua volta aumenta la fornitura di sangue (e ossigeno) al tumore, riducendo il rischio di metastasi e accrescendo gli effetti dei farmaci chemioterapici, che hanno migliore accesso al tumore.

"Il nostro studio mostra che il controllo dell'infiammazione associata al tumore può essere utilizzata per trattare il cancro e che ci sono grandi possibilità di sviluppare la HRG come farmaco per la cura del cancro," ha commentato la professoressa Lena Claesson-Welsh del dipartimento di Immunologia, genetica e patologia dell'Università di Uppsala in Svezia. "Il prossimo passo sarà quello di trovare i recettori per la HRG sui macrofagi, in modo da poterli usare nello sviluppo dei farmaci. Noi stiamo anche esaminando come i livelli della HRG nel sangue cambiano nel cancro."


Articolo:
Rolny, C., et al. (2011) HRG inhibits tumor growth and metastasis by inducing macrophage polarization and vessel normalization through downregulation of PlGF. Cancer Cell 19: 1-4. DOI: 10.1016/j.ccr.2010.11.009.

ImmagineImmagineImmagine

9.3 Erik Carlsson ... p h o t o ... => ? <= ... s t o r y ... my desertstorm

Avatar utente
desertstorm
Consigliere
Messaggi: 19796
Iscritto il: sabato 23 gennaio 2010, 21:50
Località: Napoli
Contatta:

Re: NEWS DAL MONDO DELLA MEDICINA

#178 Messaggio da leggere da desertstorm »

news n° 97

Staminali cancerogene contro il cancro

FATTORI RILASCIATI DA STAMINALI CANCEROGENE MORTE INIBISCONO LA CRESCITA AD ALTRE CELLULE TUMORALI, LO STUDIO IN FASE UNO, È RIVOLTO A TUMORI EPITELIALI PER POI PASSARE A QUELLI SOLIDI




I ricercatori dell'Istituto Rogosin di New York hanno presentato i risultati di un proprio lavoro che alimenta speranza e che contiene novità importanti avendo utilizzato cellule staminali del cancro per lottare contra questa stessa malattia.
La terapia, che entrerà in una settimana nella fase due delle tre che lo studio deve superare perché i farmaci possano essere introdotti nel mercato, consiste nel riempire alcune capsule fatte di agarosio (un polisaccaride) con cellule tumorali di topo. Queste aree del diametro inferiore a mezzo centimetro, vengono impiantante nella persona affetta dal cancro.
"Quando riempiamo le capsule con cellule tumorali ci siamo resi conto che prima di tutto crescevano fino ad occupare la parte interna al completo e poi morivano in modo che diventavano piccole colonie di 100 o 150", dice Carlos Cordòn Cardò, direttore associato all'Herbert Irvin Comprehensive Cancer Center dell'Universita' della Columbia a New York, che ha partecipato alle ricerche.

In seguito, le sopravvissute (cellule staminali) ripopolavano le aree.
Quello che e' stato notato e' che le cellule segregavano fattori che impedivano la crescita ad altre cellule tumorali. Lo studio e' stato pubblicato su 'Cancer research': un esperimento in laboratorio con animali che dimostra come impiantando queste aree in topi, gatti e cani sofferenti di cancro, si poteva frenare lo sviluppo del cancro stesso e, in alcuni casi, portare questi animali a guarigione.
I buoni risultati hanno consentito di ottenere l'autorizzazione della Food and Drugs Administration (FDA) per l'avvio della 'fase I' a cui hanno partecipato 30 pazienti con tumori epiteliali (ovaie, pancreas, etc) ad uno stato molto avanzato. I risultati dello studio saranno resi pubblici a fine anno. Al momento i dati sono positivi e i ricercatori si stanno preparando alla 'fase II', che includerà pazienti col cancro alla prostata e altri tumori solidi.

ImmagineImmagineImmagine

9.3 Erik Carlsson ... p h o t o ... => ? <= ... s t o r y ... my desertstorm

Avatar utente
desertstorm
Consigliere
Messaggi: 19796
Iscritto il: sabato 23 gennaio 2010, 21:50
Località: Napoli
Contatta:

Re: NEWS DAL MONDO DELLA MEDICINA

#179 Messaggio da leggere da desertstorm »

news n° 98

Aptameri contro l'HIV

SEQUENZE DI OLIGONUCLEOTIDI, ARN E APTAMERI, SONO IN GRADO DI NON DEGRADARSI E CAUSARE UNA CADUTA NELLA CONCENTRAZIONE DEL VIRUS HIV IN MODO MOLTO POTENTE



La strada di un nuovo trattamento contro il virus dell'Aids è aperta. John Rossi e i suoi colleghi dell'Università del Colorado a Fort Collins, hanno associato due molecole di ARN per testare l'Hiv nelle cellule infette. Ognuna gioca un ruolo chiave. La prima molecola guida la seconda verso le cellule contaminate, e quest'ultima attacca il virus. Un approccio che per ora è stato testato su dei topi ai quali sono state impiantate cellule staminali del sangue umano.
Gli aptameri sono piccole molecole di ARN che giocano il ruolo di guida per condurre le ARNsi -altre molecole di ARN- fino alle cellule infette. Fino ad oggi "l'ostacolo maggiore nell'uso di ARNsi da sole era di proteggerle dal degrado e di non farle penetrare se non da cellule mirate", dice il dr Monsef Benkirane, del laboratorio di virologia molecolare dell'Istituto di Genetica umana a Montpellier. L'associazione di aptameri a queste molecole "molto potenti una volta all'interno della cellula", consente di risparmiare le cellule sane.


Una volta nelle cellule infette, l'ARNsi blocca la replicazione virale. Risultato: la produzione di virus dalle cellule infette e' inibita. L'equipe di John Rossi ha provato questo trattamento su dei topi portatori di cellule staminali di sangue umano. Il loro sistema immunitario era quindi cablato su quello dell'uomo, e i risultati sono stati promettenti. Una sola iniezione di trattamento ha permesso di causare la caduta della concentrazione di HIV". "In alcuni casi tuttavia, queste molecole non possono eliminare totalmente il virus della cellula".
"Se questo metodo fosse sviluppato per l'uomo, si tratterebbe di una soluzione rivoluzionaria. Si può infatti immaginare il suo uso nel trattamento di altre malattie, come alcune forme di cancro o delle infezioni genetiche".
Intanto, l'obiettivo è di "stabilire un dosaggio tale che un'unica iniezione al mese dovrebbe essere sufficiente per trattare i pazienti che non rispondono più ai trattamenti".

ImmagineImmagineImmagine

9.3 Erik Carlsson ... p h o t o ... => ? <= ... s t o r y ... my desertstorm

Avatar utente
desertstorm
Consigliere
Messaggi: 19796
Iscritto il: sabato 23 gennaio 2010, 21:50
Località: Napoli
Contatta:

Re: NEWS DAL MONDO DELLA MEDICINA

#180 Messaggio da leggere da desertstorm »

news n° 99

Un vaccino per prevenire l'Alzheimer

IN SPERIMENTAZIONE UN FARMACO IN GRADO DI "SCIOGLIERE" LE PLACCHE SENILI, RITENUTE LA BASE PATOGENETICA DELL'ALZHEIMER




L'Unità Funzionale di Neurologia dell'Ospedale MultiMedica di Castellanza è uno dei soli quattro centri selezionati in Italia per il primo studio al mondo che si prefigge di identificare una reale prevenzione della malattia di Alzheimer e non un semplice trattamento sintomatico.

Oggi in Italia almeno 700.000 persone sono affette da forme più o meno avanzate di demenza. "La demenza di cui la malattia di Alzheimer è la forma più comune – spiega Massimo Franceschi, responsabile dell'Unità Funzionale di Neurologia dell'Ospedale MultiMedica di Castellanza - è la più grave conseguenza dell'invecchiamento, e pertanto con l'aumentare dell'attesa di vita delle nostre popolazioni è attesa una vera e propria epidemia di demenze nei prossimi anni. Attualmente colpisce il 7% dei soggetti fra 65 e 85 anni e il 40% degli ultranovantenni, ma in realtà il processo patologico che conduce all'Alzheimer inizia decenni prima dell'insorgere dei sintomi".



Attualmente si stanno studiando farmaci da utilizzare in soggetti a rischio prima dell'inizio dei sintomi della demenza, quando la dotazione neuronale è ancora relativamente integra.

"I pazienti con il cosiddetto Mild Cognitive Impairment (MCI), cioè con sintomi di amnesia chiara ma non ancora invalidante - prosegue Franceschi - e con certe caratteristiche genetiche, liquorali ed ipotrofia dell'ippocampo evidente alla risonanza magnetica, sono soggetti con un alto rischio di sviluppare una malattia di Alzheimer".

La casa farmaceutica Roche ha recentemente sviluppato un vaccino in grado di "sciogliere" le placche senili, che sono ritenute la base patogenetica della malattia, e quindi in linea teorica, in grado di fermare il procedere della patologia che porta alla demenza di Alzheimer.

Questo vaccino sembra essere molto ben tollerato ed esente dai rischi che in passato avevano presentato farmaci analoghi. Roche ha identificato 63 centri in tutto il mondo cui affidare la grande sfida di dimostrare che questo vaccino è in grado veramente di prevenire la malattia di Alzheimer in soggetti ad alto rischio come quelli con MCI. Tra questi l'Ospedale MultiMedica di Castellanza.

"Abbiamo cominciato a reclutare pazienti selezionati - spiega Franceschi -, ad alto rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer e privi di controindicazioni di natura medica, che saranno sottoposti a iniezioni sottocutanee mensili di vaccino nei prossimi due anni. Trattandosi di uno studio in fase 2a, le misure atte ad identificare immediatamente eventuali effetti indesiderati saranno numerose ed accuratissime".

Tutte le visite, il vaccino e gli esami di laboratorio necessari saranno gratuiti sia per il paziente che per il Sistema Sanitario Nazionale.

Da dicembre 2010 è iniziata la selezione dei pazienti presso l'Unità Funzionale di Neurologia, grazie all'aiuto dei Medici di Medicina Generale e di altri Centri Neurologici della zona.

ImmagineImmagineImmagine

9.3 Erik Carlsson ... p h o t o ... => ? <= ... s t o r y ... my desertstorm

Rispondi

Chi c’è in linea

Visitano il forum: Amazon [Bot], Bing [Bot] e 2 ospiti