NEWS DAL MONDO DELLA MEDICINA

Per parlare liberamente Off Topic

Moderatore: Consiglio Direttivo

Messaggio
Autore
Avatar utente
desertstorm
Consigliere
Messaggi: 19796
Iscritto il: sabato 23 gennaio 2010, 21:50
Località: Napoli
Contatta:

Re: NEWS DAL MONDO DELLA MEDICINA

#181 Messaggio da leggere da desertstorm »

news n° 100

Staminali iPS per creare sperma




La commissione bioetica dell'Universita' di Keio ha dato il lasciapassare ad un team universitario di ricerca per creare cellule umane riproduttive usando cellule staminali pluripotenti (iPS).
La ricerca per creare sperma e ovuli sara' la prima a partire dopo che lo scorso maggio, il ministero dell'Educazione, Cultura, Sport, Scienza e Tecnologia, ha approvato un piano in merito.
La ricerca, guidata dal professor Hideyuki Okano della Scuola universitaria di medicina, partira' appena arriveranno le autorizzazioni.
Fonte: Aduc (11/02/2011)

COMMENTO PERSONALE:


E' assurdo, ma dove vogliono arrivare, veramente vogliono creare la vita :[[ , un po come la clonazione, anzi peggio. Bah......speriamo bene............

ImmagineImmagineImmagine

9.3 Erik Carlsson ... p h o t o ... => ? <= ... s t o r y ... my desertstorm

Avatar utente
desertstorm
Consigliere
Messaggi: 19796
Iscritto il: sabato 23 gennaio 2010, 21:50
Località: Napoli
Contatta:

Re: NEWS DAL MONDO DELLA MEDICINA

#182 Messaggio da leggere da desertstorm »

news n° 101

I prioni sono trasmissibili per via aerea

UN MINUTO DI ESPOSIZIONE AD UN AEROSOL CON PRIONI È SUFFICIENTE PER PROVOCARE LA MALATTIA: SEMBRA CHE SI TRASFERISCANO DALLE VIE RESPIRATORIE E COLONIZZINO DIRETTAMENTE IL CERVELLO




Alcuni ricercatori tedeschi e svizzeri hanno scoperto che i prioni, gli agenti infettivi che provocano la malattia di Creutzfeldt-Jakob (MCJ) e l'encefalopatia spongiforme bovina (BSE o malattia della "mucca pazza"), sono trasmissibili per via aerea. I risultati, presentati sulla rivista PLoS Pathogens, potrebbero portare allo sviluppo di nuove misure difensive da applicarsi da parte di scienziati ed esperti di animali. Lo studio è stato in parte finanziato dai progetti dell'UE ANTEPRION e PRIORITY.

I ricercatori sanno già da qualche tempo che i prioni sono trasmissibili attraverso strumenti chirurgici contaminati, cibo, latte, saliva, feci, urina e trasfusioni di sangue, anche se queste ultime solo in casi rari. Non si sapeva però se i prioni potessero essere trasmessi attraverso l'aria.

Gli scienziati dell'Università di Zurigo in Svizzera e dell'Istituto di immunologia, Friedrich-Loaffer-Institut, Tübingen in Germania hanno testato topi immunodeficienti e immunocompetenti per determinare se fossero suscettibili a prioni trasportati dall'aria.

Hanno messo i topi in speciali camere di inalazione e li hanno esposti ad aerosol contenenti prioni, il che ha avuto come risultato la malattia. Hanno scoperto che appena 1 minuto di esposizione agli aerosol era sufficiente per provocare la malattia in ciascun soggetto.

Inoltre più a lungo rimanevano esposti agli aerosol più velocemente comparivano i primi sintomi.

La ricerca da loro condotta dimostra che i prioni possono essere trasportati dall'aria. Secondo i ricercatori sembra che i prioni si trasferiscano dalle vie respiratorie e colonizzino direttamente il cervello, aggiungono che una serie di difetti del sistema immunitario ha impedito la prevenzione dell'infezione. "Un sistema immunitario funzionalmente intatto non è strettamente necessario per l'infezione aerogenica da prioni," scrivono gli autori dello studio.

Il team ha sottolineato che i prioni sono responsabili dell'epidemia della malattia della mucca pazza che ha paralizzato l'industria della carne bovina britannica nei primi anni 1990. Oltre 280.000 mucche sono morte di BSE. La trasmissione della BSE agli esseri umani, che può verificarsi quando una persona consuma cibo derivato da mucche infette con BSE, provoca la variante umana, cioè la malattia di Creutzfeldt-Jakob (MCJ), caratterizzata da un progressivo e invariabilmente letale cedimento delle cellule del cervello. Quasi 300 persone sono morte dopo aver mangiato cibi prodotti a partire da mucche infettate con BSE.

I ricercatori sostengono che le misure precauzionali contro le infezioni da prioni nei laboratori scientifici, mattatoi e impianti per la produzione di alimenti per animali non comprendono misure rigide per proteggersi dagli aerosol. Questa recente ricerca potrebbe obbligare gli scienziati e il settore alimentare a pensare a come i prioni vengono trasmessi attraverso l'aria e a sviluppare regolamenti che potrebbero minimizzare il rischio di infezione da prioni sia negli esseri umani che negli animali.

"Questi risultati suggeriscono che le attuali linee guida di biosicurezza applicate nei laboratori diagnostici e scientifici dovrebbero comprendere aerosol a prioni come potenziale vettore di infezioni da prioni," scrivono gli autori. .

ANTEPRION ('Development of a preclinical blood test for prion diseases') ha ricevuto 2,45 milioni di euro nell'ambito dell'area tematica "Scienze della vita, genomica e biotecnologia per la salute" del Sesto programma quadro (6° PQ), mentre PRIORITY ('Protecting the food chain from prions: shaping European priorities through basic and applied research') è sostenuto nell'ambito del tema "Alimentazione, agricoltura e pesca e biotecnologia" del Settimo programma quadro (7° PQ) con ben 6 milioni di euro.

ImmagineImmagineImmagine

9.3 Erik Carlsson ... p h o t o ... => ? <= ... s t o r y ... my desertstorm

Avatar utente
desertstorm
Consigliere
Messaggi: 19796
Iscritto il: sabato 23 gennaio 2010, 21:50
Località: Napoli
Contatta:

Re: NEWS DAL MONDO DELLA MEDICINA

#183 Messaggio da leggere da desertstorm »

news n° 102

Staminali contro il Parkinson inalate attraverso il naso




Senza danni e senza infiammazioni per i tessuti cerebrali. E' questa una delle principali qualita' di una nuova terapia con cellule staminali per trattare il morbo di Parkinson. La narice e' il canale prescelto dai ricercatori dell'Universita' di Tubinger per gestire il trattamento. I risultati sono stati sorprendenti: e' stato recuperato un 68% di quelle funzioni motorie che questa malattia compromette irrigidendo i muscoli.
Le cause del morbo di Parkinson non si conoscono, si sa solo che la malattia si manifesta quando muoiono i neuroni della sostanza nera, una struttura del tronco encefalico. Queste cellule producono dopamina, un neurotrasmettitore che controlla i movimenti involontari, la cui assenza provoca le alterazioni che caratterizzano questa malattia. Quando le persone presentano i primi sintomi visibili e vanno dal medico, il 70% di queste cellule sono gia' distrutte.
I ricercatori hanno selezionato topi da laboratorio, ai quali hanno provocato una piccola ferita nel cervello, nella zona in cui sono ubicate le cellule che producono dopamina, cosi' da provocare un danno cerebrale come quello di chi soffre del morbo di Parkinson.

In seguito, attraverso la narice inseriscono cellule staminali del midollo osseo. Nel giro di quattro ore, la maggior parte di esse si sono piazzate nel cervello, ubicandosi principalmente nella corteccia cerebrale, l'ippocampo, il cervelletto e il tronco encefalico.
In questa ultima zona, le cellule staminali che hanno raggiunto la zona negra danno origine a neuroni produttori di dopamina, i quali rimpiazzano quelli che sono morti. In questo modo aumentano i livelli di dopamina nei topi che hanno ricevuto il trattamento, manifestando un 68% di miglioramento nelle funzioni motorie. Cosi' specifica lo studio pubblicato sulla rivista Rejuvenation Research.
Secondo i ricercatori, non essendo un metodo invasivo, il trattamento non provoca traumi e infiammazioni, cosi' come invece avviene con l'attuale metodo, le cellule staminali iniettate.
Lusine Danielyan, che guida il team di ricerca, spiega che le cellule staminali sono immesse attraverso la narice in modo che l'individuo le possa assimilare attraverso il respiro, per cui se si mette un piccola pompa nel setto nasale, le cellule vengono inalate in modo automatico. Un metodo che consente la ripetizione del procedimento riuscendo a raggiungere ottimi livelli terapeutici. Un metodo, l'inalazione, che e' una primizia in questo ambito.

ImmagineImmagineImmagine

9.3 Erik Carlsson ... p h o t o ... => ? <= ... s t o r y ... my desertstorm

Avatar utente
desertstorm
Consigliere
Messaggi: 19796
Iscritto il: sabato 23 gennaio 2010, 21:50
Località: Napoli
Contatta:

Re: NEWS DAL MONDO DELLA MEDICINA

#184 Messaggio da leggere da desertstorm »

news n° 103

Staminali iPS geneticamente instabili

E' LA PRIMA VOLTA CHE VIENE FORMALMENTE DIMOSTRATO CHE QUESTE CELLULE COSÌ PROMETTENTI PER LA TERAPIA ACCUMULANO MUTAZIONI GENETICHE




Le cellule staminali ottenute riprogrammando cellule adulte sono geneticamente instabili, al punto che possono generare tumori. Una ricerca coordinata da Pier Giuseppe Pelicci, dell'Istituto Europeo di Oncologia (Ieo) e da Thanos Halazonetis, dell'università di Ginevra, richiama alla cautela e dimostra che sono più lunghi del previsto i tempi necessari per trasformare le cellule riprogrammate in terapie.
Alla ricerca, pubblicata oggi online sulla rivista Cell Death and Differentiation, hanno collaborato anche Istituto Firc di Oncologia Molecolare (Ifom), Istituto San Raffaele Telethon per la Terapia Genica e Politecnico di Losanna.
'E' la prima volta che viene formalmente dimostrato che queste cellule così promettenti per la terapia accumulano mutazioni genetiche', ha detto uno degli autori dello studio, Stefano Casola, dell'Ifom.
Considerate una delle maggiori promesse per la medicina del futuro e prive dei problemi etici che accompagnano l'uso delle cellule embrionali, le cosiddette cellule pluripotenti indotte (Ips) hanno ancora una lunga strada da fare prima di uscire dal laboratorio.
Ottenute nel 2006 nell'università giapponese di Kyoto, le Ips sono ottenute facendo viaggiare nel tempo le cellule adulte grazie a un cocktail di quattro geni. 'Sono cellule che perdono un'identità per acquistarne un'altra', ha detto ancora Casola, e adesso si sa che questo passaggio non è privo di effetti collaterali.


'Abbiamo scoperto che questa modalità di generare cellule staminali embrionali a partire da cellule adulte comporta un rischio, quindi dobbiamo adottare altre modalità', ha detto Pelicci. Il nuovo dato, scoperto nelle cellule riprogrammate della pelle e mammarie, secondo l'esperto non modifica i termini del dibattito etico fra uso di staminali embrionali o adulte: 'Non c'è nessun dubbio che le embrionali funzionino meglio delle adulte a scopo terapeutico e le Ips sono una via di mezzo: il dibattito non è modificato, a meno che qualcuno non lo voglia utilizzare strumentalmente'. La strada, ha rilevato, 'è aperta. Abbiamo capito perchè avvengono le mutazioni e adesso dobbiamo mettere a punto protocollo diverso: non bisogna uccidere prospettive di ricerca straordinariamente importanti per l'umanità e non allarmiamoci davanti a difficoltà che si risolveranno'.
La strada è ancora lunga e tortuosa. Anche per un altro degli autori, Giuseppe Testa (Ifom e Ieo), la cautela è d'obbligo. 'Le cellule Ips non pongono problemi etici, ma il costo è l'instabilità genetica. Ora dobbiamo analizzare il problema per individuare i meccanismi responsabili dell'accumulo di mutazioni'.
La prima cosa da fare, secondo gli autori dello studio, è passare in rassegna gli ingredienti del cocktail utilizzato per far tornare le cellule adulte ad uno stadio simile a quello embrionale. I primi indizi sono caduto sul gene chiamato c-Myc, uno dei principali motori che fa viaggiare le cellule indietro nel tempo. 'In alcuni casi - ha detto Casola - può indurre la iperproliferazione delle cellule' e di conseguenza i tumori. Il primo passo da fare, secondo i ricercatori, è cercare di riprogrammare le cellule utilizzando un numero limitato di geni.
Per esempio, eliminando un gene potente ma potenzialmente pericoloso come c-Myc. 'Il nostro studio dimostra che che le cellule Ips senza c-Myc sono più stabili, ma potrebbero esserci anche altri fattori da tenere sotto controllo'.
In futuro ci si potrebbe anche affidare a tecniche di analisi del Dna che permettono di riconoscere cellule a rischio da cellule sicure. Non tutte le cellule, infatti, hanno mutazioni: alcune sono più deboli e non riescono a sostenere l'azione del gene c-Myc: 'è come montare il motore di una Ferrari in una 500', ha detto Casola. La scommessa, allora, è mettere a punto tecnologie che rendano il Dna più stabile.

ImmagineImmagineImmagine

9.3 Erik Carlsson ... p h o t o ... => ? <= ... s t o r y ... my desertstorm

Avatar utente
desertstorm
Consigliere
Messaggi: 19796
Iscritto il: sabato 23 gennaio 2010, 21:50
Località: Napoli
Contatta:

Re: NEWS DAL MONDO DELLA MEDICINA

#185 Messaggio da leggere da desertstorm »

news n° 104

Lotta al tumore colpendo il packaging del DNA

COMBATTERE I TUMORI INDUCENDO LA MORTE DELLE CELLULE TUMORALI ATTRAVERSO L'APERTURA DEL PACKAGING CHE FRENA LA RISPOSTA CELLULARE AL DANNO AL DNA




Quando una cellula accumula delle mutazioni al DNA spesso si verifica l'insorgenza di un tumore. Esso si origina per l'attivazione di uno o più oncogeni, ovvero di geni mutati in grado di fare proliferare la cellula in maniera incontrollata e dare quindi origine alla neoplasia.

Fortunatamente le nostre cellule possiedono dei meccanismi in grado di bloccare la proliferazione cellulare incontrollata. Uno di questi è la senescenza, una forma di invecchiamento cellulare precoce.

Questo è un fenomeno che si verifica in presenza di una notevole quantità di DNA danneggiato. Il danno al DNA causa di solito la morte cellulare ma le cellule senescenti, in seguito alla attivazione di un oncogene, "nascondono" efficacemente questo danno attraverso una compattazione molto densa della cromatina, il "packaging" del DNA.

Fino ad oggi l'attivazione di questo meccanismo di compattazione della cromatina era considerata sinonimo di cellule in senescenza, con la funzione positiva di blocco della proliferazione delle cellule tumorali.

Lo studio condotto da Fabrizio d'Adda di Fagagna, group leader dell'unità di ricerca sui telomeri e la senescenza cellulare dell'IFOM (Istituto FIRC di Oncologia Molecolare) di Milano e pubblicato oggi sulla prestigiosa rivista Nature Cell Biology ha osservato invece che questo meccanismo si riscontra inaspettatamente anche in cellule tumorali in piena proliferazione. La loro presenza rappresenterebbe pertanto un meccanismo di sopravvivenza per la cellula tumorale poiché attenua il segnale di risposta al danno al DNA.

"Agire sul 'packaging' della cromatina" spiega lo scienziato "potrebbe pertanto costituire la chiave per combattere tumori in cui si riscontra questo meccanismo cellulare, aprendo delle promettenti prospettive terapeutiche".

L'osservazione che le cellule che esprimono un oncogene sono danneggiate ma sopravvivono grazie ad una esagerata compattazione della cromatina ha indotto infatti il team di scienziati diretto da d'Adda di Fagagna a cercare di "spacchettare" la cromatina tramite la somministrazione in cellule umane in vitro di agenti terapeutici gia usati anche in campo oncologico, gli inibitori delle HDAC (gli histone deacetylase, ovvero enzimi che compattano la cromatina). Poiché l'uso di questa categoria di farmaci sembra essere specifico per cellule che esprimono un oncogene, la ricerca condotta dal team di d'Adda di Fagagna, dimostra che la compattazione della cromatina non è presente solo quando è in atto un meccanismo della senescenza cellulare ma anche in piena proliferazione di una cellula tumorale e quindi risulta essere un fenomeno associato a un gran numero di tumori. "Quanto abbiamo potuto osservare" spiega Gabriele Sulli, uno dei due i principali autori dello studio "è che le cellule trattate con gli inibitori delle HDAC erano in grado di "sentire" il DNA danneggiato e di lanciare l'allarme di risposta, mettendo in moto il meccanismo di apoptosi, ovvero di morte cellulare programmata". Ma non solo: " sorprendentemente – aggiunge Raffaella Di Micco, la giovane coautrice dello studio, che ora sta proseguendo il suo percorso di ricerca alla New York University "ciò avviene solamente in quelle cellule in cui è presente un oncogene attivato, risparmiando le cellule sane". Contrariamente a quanto succede nella somministazione di farmaci chemio e radioterapici, questo trattamento agirebbe quindi in modo mirato solo nelle cellule tumorali senza compromettere la sopravvivenza delle cellule sane il cui DNA non è danneggiato da un oncogene.

Molti clinical trials prevedono già l'utilizzo di inibitori delle HDAC come terapia anticancro ma attualmente solamente una frazione dei pazienti risponde al trattamento. La straordinarietà dello studio è quella di aver evidenziato che le cellule in grado di rispondere positivamente agli inibitori delle HDAC, saranno quelle con la presenza di elevata compattazione di cromatina. "Un risultato molto importante, che ci consente di indirizzare in maniera più precisa le attuali terapie antitumorali selezionando i tumori più idonei ad essere trattati con questa categoria di farmaci" dichiara Saverio Minucci, responsabile dell'Unità di ricerca sulle alterazioni della cromatina nella tumorigenesi del Dipartimento di Oncologia Sperimentale dello IEO e professore presso il Dipartimento di Scienze Biomolecolari e Biotecnologiche all'Università degli Studi di Milano, esperto di HDAC e che ha collaborato allo studio per la individuazione di questo nuovo meccanismo molecolare di azione.

La ricerca condotta da Fabrizio d'Adda di Fagagna è stata possibile grazie al sostegno principale, tra gli altri, dell'Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC) e della Comunità Europea.

ImmagineImmagineImmagine

9.3 Erik Carlsson ... p h o t o ... => ? <= ... s t o r y ... my desertstorm

Avatar utente
desertstorm
Consigliere
Messaggi: 19796
Iscritto il: sabato 23 gennaio 2010, 21:50
Località: Napoli
Contatta:

Re: NEWS DAL MONDO DELLA MEDICINA

#186 Messaggio da leggere da desertstorm »

news n° 105

Terapia genica contro la retinite pigmentosa

INATTIVATO PER LA PRIMA VOLTA IL GENE MUTATO DELLA RODOPSINA INDIPENDENTEMENTE DAL TIPO DI MUTAZIONE: I RISULTATI SARANNO UTILI ANCHE CONTRO L'AMAUROSI CONGENITA DI LEBER



Una scoperta compiuta dai ricercatori dell'Istituto Telethon di genetica e medicina di Napoli nei confronti della retinite pigmentosa, la più comune forma di cecità ereditaria: la partita è solo all'inizio, ma come descritto sulle pagine della rivista scientifica EMBO Molecular Medicine i ricercatori napoletani guidati da Enrico Maria Surace hanno compiuto il primo passo necessario per arrivare alla correzione del difetto genetico responsabile di questa grave malattia della vista.

La retinite pigmentosa colpisce circa una persona su 3000 ed è una malattia molto eterogenea, sia per come si manifesta, sia per come si trasmette da una generazione all'altra. In particolare, il gruppo di Surace si è concentrato su quelle forme in cui basta ricevere il gene difettoso da uno dei genitori (malato a sua volta) per sviluppare la malattia. "Le malattie di questo tipo, dette a trasmissione "autosomica dominante", sono molto difficili da curare con la terapia genica" spiega Surace, "perché il difetto genetico determina non l'assenza di una proteina, ma la presenza di una proteina anomala e quindi tossica per l'organismo. Non serve a nulla quindi fornire al paziente una copia del gene sano: bisogna invece cercare di "spegnere" quello difettoso e questo è molto più difficile".



Da circa 10 anni scienziati di tutto il mondo stanno provando a "mettere a tacere" geni difettosi come questi, grazie anche all'aiuto del computer. Per farlo disegnano delle proteine artificiali, ispirate ad altre presenti in natura, capaci di "abbracciare" in modo specifico i geni alterati e di impedirne l'azione. Nel caso della retinite pigmentosa le cose sono ancora più complicate: come spiega il ricercatore del Tigem, "le forme dominanti della malattia sono circa il 35% e riguardano frequentemente il gene della rodopsina, che può presentare almeno 150 diversi "errori" nella sua sequenza che si traducono poi in un difetto della vista. È impensabile costruire altrettanti "interruttori proteici" ad hoc, sarebbe troppo oneroso: abbiamo quindi provato a pensare a un'altra strategia".

L'idea dei ricercatori del Tigem è stata quella di costruire un interruttore universale per il gene della rodopsina, capace di spegnere sia quello sano sia quello alterato, indipendentemente dal tipo di errore genetico. Commenta Surace: "grazie a questa tecnologia basata su proteine "artificiali" che legano il Dna, siamo riusciti per la prima volta a rendere inattivo il gene alterato della rodopsina nelle cellule della retina nel modello animale: il passaggio successivo sarà fornire, insieme all'interruttore per lo spegnimento di rodopsina, anche la versione sana del gene". Forti anche degli importanti risultati ottenuti nella terapia genica di un'altra malattia ereditaria della vista, l'amaurosi congenita di Leber, i ricercatori del Tigem contano di proseguire su questa strada e di aprire quindi le porte della terapia genica anche alle malattie a ereditarietà dominante, che storicamente hanno sempre scoraggiato gli scienziati per la loro difficoltà intrinseca a essere trattate.

"Potenzialmente questo approccio potrebbe applicarsi a numerose altre malattie dominanti che colpiscono non solo l'occhio, ma altri organi: penso quindi che questo risultato incoraggi a investire nella terapia genica di questa categoria di malattie genetiche rare, ancora troppo trascurate", conclude Surace.

ImmagineImmagineImmagine

9.3 Erik Carlsson ... p h o t o ... => ? <= ... s t o r y ... my desertstorm

Avatar utente
desertstorm
Consigliere
Messaggi: 19796
Iscritto il: sabato 23 gennaio 2010, 21:50
Località: Napoli
Contatta:

Re: NEWS DAL MONDO DELLA MEDICINA

#187 Messaggio da leggere da desertstorm »

news n° 106

Liposomi e ultrasuoni contro il cancro

GUIDARE CON RISONANZA MAGNETICA I LIPOSOMI CARICATI DI DOXORUBICINA E ROMPERLI NEL SITO DEL TUMORE AUMENTANDO L'EFFICACIA DELLA CHEMIOTERAPIA E L'ASSORBIMENTO DEL FARMACO CHEMIOTERAPICO




Ricercatori finanziati dall'UE continuano la battaglia contro il cancro. Un team olandese è riuscito a incrementare il dosaggio di chemioterapia nei tumori - con il possibile vantaggio di alleggerire gli effetti collaterali nocivi - combinando la risonanza magnetica per immagini (MRI) e ultrasuoni. La loro ricerca è in parte finanziata dal progetto SONODRUGS ("Image-controlled ultrasound-induced drug delivery"), che è sostenuto con quasi 10,8 milioni di euro nell'ambito del tema "Nanoscienze, nanotecnologie, materiali e nuove tecnologie di produzione" (NMP) del Settimo programma quadro (7° PQ).

Il Politecnico di Eindhoven ha collaborato con la Philips Electronics per creare una sofisticata tecnologia per aiutare i pazienti che ne hanno bisogno. Il team ha effettuato per la prima volta una dimostrazione di questa tecnica in uno studio preclinico di proof-of-concept.

Circa il 50% dei pazienti con diagnosi di cancro sono sottoposti a chemioterapia per curare la loro malattia. I farmaci chemioterapici attraversano il flusso sanguigno, danneggiando le cellule in rapida divisione, come le cellule tumorali. Ma nel loro tentativo di combattere le malattie, i farmaci chemioterapici non conoscono limiti e finiscono per attaccare cellule normali e sane presenti in varie parti dell'organismo, compresi il midollo osseo, i capelli e le mucose.

I pazienti affrontano quindi una serie di effetti collaterali come la neutropenia (riduzione dei globuli bianchi), l'anemia (diminuzione dei globuli rossi) e le emorragie.

Alcuni ricercatori dicono che la chemioterapia è complessa, in quanto i farmaci sono diffusi in tutto il corpo e non sono assorbiti in modo uniforme; alcune parti non ricevono la dose di cui hanno bisogno.

Guidato da Holger Grüll, del Politecnico di Eindhoven, il team ha creato un metodo di consegna per affrontare questo problema. Una risonanza magnetica potrebbe inizialmente essere eseguito sui pazienti affetti da cancro, questo aiuterebbe i medici a localizzare il tumore e determinarne la dimensione.

Vengono iniettati nel paziente liposomi, ovvero piccole particelle sensibili alla temperatura, contenenti un mezzo di contrasto per la risonanza magnetica e un farmaco chemioterapico; questi si spostano poi attraverso il flusso sanguigno fino a raggiungere il loro obiettivo, il tumore. Il mezzo di contrasto si muove insieme al farmaco permettendo di seguirne il percorso all'interno del corpo e di localizzarlo quando raggiunge il tessuto tumorale e circostante. A questo punto viene impiegata una radiazione a ultrasuoni focalizzati ad alta intensità (HIFU) per rompere i liposomi e rilasciare il farmaco nel sito del tumore.

Ai fini del loro studio i ricercatori hanno valutato l'adozione dell'agente antitumorale doxorubicina nei ratti. Hanno trovato che l'assorbimento è stato tra due e cinque volte più alto nei tumori indotti rispetto alla consegna chemioterapica regolare.

"In alcuni tumori si ha una parte centrale che non è più irrorata dal sangue, e così la chemioterapia non può raggiungere quella parte e non può distruggerla", ha detto Matthew Harris della Philips Research.

Il team ha detto che il prototipo di sistema è basato su uno scanner Sonalleve 3-Tesla MRI-HIFU, che viene utilizzato per trattare i fibromi uterini, tumori benigni dolorosi formati dallo strato muscolare dell'utero. Lo scanner MRI combinato con ultrasuoni ad alta intensità individua e rimuove i fibromi tramite ablazione, la rimozione delle cellule indesiderate.

Questo studio proof-of-concept è apparso sul Journal of Controlled Release nel febbraio 2011.

ImmagineImmagineImmagine

9.3 Erik Carlsson ... p h o t o ... => ? <= ... s t o r y ... my desertstorm

Avatar utente
desertstorm
Consigliere
Messaggi: 19796
Iscritto il: sabato 23 gennaio 2010, 21:50
Località: Napoli
Contatta:

Re: NEWS DAL MONDO DELLA MEDICINA

#188 Messaggio da leggere da desertstorm »

news n° 107

Staminali dentali secernono insulina

LA SCOPERTA È PARTICOLARMENTE IMPORTANTE PER IL TIPO 1 DEL DIABETE, QUANDO IL PANCREAS NON È IN GRADO DI PRODURRE INSULINA A SUFFICIENZA




Conserva un dente, raccomandano gli scienziati nello studio pubblicato Journal of Dental research (JDR) perche' le cellule staminali dei denti possono essere trasformate in cellule che producono insulina per un glucosio-dipendente -un passo significativo verso lo sviluppo di terapie per il diabete con cellule staminali.
La scoperta e' particolarmente importante per il tipo 1 del diabete, quando il pancreas non e' in grado di produrre insulina a sufficienza, l'ormone che gioca un ruolo vitale nell'uso di glucosio nel corpo. Negli Usa si stima che il diabete di tipo 1 riguardi un milione di persone.
"Questo lavoro e' un'ulteriore prova che la ricerca sulle applicazioni mediche e dentistiche delle cellule staminali derivate dai denti, anche se precoce, è in costante progresso verso quelle che crediamo sarà una nuova generazione di terapie. Siamo lieti di vedere che la ricerca sulle cellule staminali dentali potra' essere utile ad una delle più gravi malattie che interessano i giovani, il diabete di tipo 1", ha detto Peter Verlander, a capo dell'ufficio scientifico dei Provia Laboratories, che forniscono il servizio "Conserva un dente", dove i genitori possono conservare i denti dei loro bambini, ricchi di staminali, per avvantaggiarsi in futuro dell'evolversi delle ricerche in merito.


Gia' nel 2000 scienziati del National Institut of Health avevano fatto uno studio per isolare le cellule staminali della polpa dentaria. E nel 2009 avevano dimostrato come queste cellule staminali del legamento parodontale potevano produrre insulina. La nuova ricerca mette il paletto successivo: dimostra come le cellule staminali dei denti possono essere usate per generare cellule che secretano insulina che possa servire ai glucosio-dipendenti, perche' quando sono esposte a molto glucosio, le cellule producono altrettanto molta insulina.
Secondo lo studio pubblicato sul JDR, gli scienziati del Stempeutics Research Malaysia all'Universita' di Malaya hanno isolato cellule staminali dai molari di bambini, estratti nell'ambito delle normali cure dentali. Gli scienziati hanno poi coltivato queste cellule staminali dentarie in condizioni tali che si sono trasformate in aggregati di cellule insulari, come quelle del pancreas che secernono l'insulina

ImmagineImmagineImmagine

9.3 Erik Carlsson ... p h o t o ... => ? <= ... s t o r y ... my desertstorm

Avatar utente
desertstorm
Consigliere
Messaggi: 19796
Iscritto il: sabato 23 gennaio 2010, 21:50
Località: Napoli
Contatta:

Re: NEWS DAL MONDO DELLA MEDICINA

#189 Messaggio da leggere da desertstorm »

news n° 108

Scoperta la dinamica della gemmazione dell'HIV

L'ENZIMA VPS4A COINVOLTO NELLA DIFFUSIONE DEL VIRUS HIV




Da tempo è stato provato che il virus dell'immunodeficienza umana (HIV) invade le cellule immunitarie umane inducendole a produrre nuove copie del virus, che a loro volta vanno ad infettare nuove cellule.

Ma l'ordine degli eventi, la cinetica e le azioni dei singoli componenti alla gemmazione dell'HIV rimangono ancora poco chiari. Tuttavia, un team internazionale di ricercatori si è proposto di studiare il ruolo dell'enzima VPS4A, rivelando che esso svolge un ruolo più attivo in tutto il processo di quanto si pensasse finora.

VPS4A era già noto per la sua azione dopo il completamento della gemmazione del virus, ma grazie a una tecnica di microscopia avanzata, i ricercatori sono riusciti a dimostrare che i complessi contenenti circa una dozzina di molecole VPS4A formano i punti nella membrana dove in seguito appaiono i nuovi virioni.

Il professor Lamb, uno dei principali ricercatori della Ludwig-Maximilians-Universität (LMU) di Monaco di Baviera, in Germania, ha detto: "Siamo ora in grado di dimostrare in dettaglio, per la prima volta, come le proteine ospite interagiscono con i componenti dell'HIV per consentire loro di nascere dalle cellule infette. Con i metodi a nostra disposizione possiamo anche studiare gli effetti farmacologici sulle cellule infette, il che può consentirci di migliorare la loro efficacia o addirittura condurre allo sviluppo di nuove classi di composti attivi."

I virus alterano il corso delle cellule a seconda del proprio scopo; una volta che il materiale genetico di un virus è entrato in una cellula ospite, la cellula ospite viene riprogrammata e produce nuove particelle virali.

Per rilasciare questi nuovi virus, l'HIV sfrutta le proteine cellulari coinvolte nel caricamento, la cernita e l'esordio delle vescicole cellulare conosciute come proteine ESCRT. Durante l'esordio, l'HIV usa le ESCRT per tagliare l'ultima connessione fra il rivestimento virionale e la superficie cellulare, permettendogli di lasciare la cellula. L'enzima VPS4A fa parte del meccanismo ESCRT ed è necessario per lo scioglimento del complesso dopo l'uso, permettendo il riciclaggio dei suoi componenti.

Le scoperte svelano che VPS4A agisce nello stadio iniziale del processo di gemmazione. I ricercatori sono riusciti a individuare e tracciare il percorso dell'enzima tramite l'imaging ultrasensibile delle cellule vive. Sono stati in grado di guardare l'enzima e chiarire la dinamica della gemmazione dell'HIV dopo la sua fusione con una proteina fluorescente verde - di fatto un evidenziatore microscopico.

Si è visto che i complessi costituiti da circa tre dodecameri (un complesso proteico con 12 subunità) di VPS4A subiscono l'attivazione transitoria in un sito di gemmazione. Poco dopo, è stato osservato che i virioni spuntano dalla cellula in questi punti. Dato che il rilascio del virione non avviene immediatamente dopo l'attivazione di un enzima, i ricercatori ritengono che sia necessario almeno un ulteriore passo intermedio per la gemmazione. I risultati indicano che VPS4A ha un ruolo diretto nella scissione membranica conducendo al rilascio di HIV-1.

"La nostra attuale metodologia ci consente di monitorare l'assemblaggio dei singoli virioni e stiamo lavorando a ulteriori perfezionamenti che ci permetteranno di seguire l'intero ciclo di vita del virus HIV", dice il professor Lamb. "Siamo già in grado di visualizzare alcune fasi del ciclo di vita a livello di un singolo virus, osservare le interazioni e determinare la cinetica di diversi processi."

L'infezione umana da HIV è stata scoperta nel 1981 e da allora il virus ha ucciso milioni di persone in tutto il mondo. Le quattro vie principali di trasmissione sono il sesso non protetto, le siringhe infette, il latte materno e la trasmissione da una madre infetta al suo bambino alla nascita. Grazie allo screening dei prodotti ematici, la trasmissione dellHIV attraverso le trasfusioni di sangue è stata in gran parte sradicata nel mondo sviluppato.

I dati della Relazione globale 2009 dell'Organizzazione mondiale della sanità ha mostrato che 33,3 milioni di persone in tutto il mondo vivevano con l'HIV in quel momento, e che ogni anni venivano infettate 2,6 milioni di persone.

Questa ricerca continua sulla strada per chiarire l'intero processo dell'HIV, e per trovare infine una cura per l'HIV/AIDS, un aspetto sottolineato dal professor Lamb: "Il nostro obiettivo finale è di chiarire l'intero ciclo di vita del virus."

ImmagineImmagineImmagine

9.3 Erik Carlsson ... p h o t o ... => ? <= ... s t o r y ... my desertstorm

Avatar utente
jpm
Moderatore
Messaggi: 6052
Iscritto il: martedì 26 gennaio 2010, 19:15
Località: San Marino

Re: NEWS DAL MONDO DELLA MEDICINA

#190 Messaggio da leggere da jpm »

Agostino, hai qualche informazione in più riguardante la tecnica di microscopia usata?
Confocale?
Probabilmente lo leggerò su Scientific American di aprile, ma non ho voglia di aspettare :o(
SAAB 900 SE Talladega Sensonic my1997
Avatar utente
desertstorm
Consigliere
Messaggi: 19796
Iscritto il: sabato 23 gennaio 2010, 21:50
Località: Napoli
Contatta:

Re: NEWS DAL MONDO DELLA MEDICINA

#191 Messaggio da leggere da desertstorm »

No Jean, non so quale tecnica hanno usato.

Nella mia casella però mi è è arrivata questa news a dicembre, non so se può interessarti, te la posto comunque.
______________________________________________________________________________________________________

Microscopio 3D e ad alta risoluzione delle cellule intatte

SVILUPPATO UN MICROSCOPIO CHE FORNISCE UN'IMMAGINE TRIDIMENSIONALE (3D) IMMEDIATA DI CELLULE INTATTE SENZA LA NECESSITÀ DI FISSARLE CHIMICAMENTE, TAGLIARLE O PERSINO COLORARLE


Scienziati tedeschi e statunitensi hanno fatto ciò che sembrava impossibile: essi hanno sviluppato un microscopio all'avanguardia che fornisce un'immagine tridimensionale (3D) immediata di cellule intatte senza la necessità di fissarle chimicamente, tagliarle o persino colorarle per studiarle. Presentato nella rivista Nature Methods, il nuovo dispositivo potrebbe colmare una lacuna delle tecnologie attuali e rivelarsi utile nelle scienze mediche e anche nella biologia strutturale.

Gli scienziati dell'Istituto per la materia soffice e i materiali funzionali presso l'Helmholtz Zentrum Berlin (HZB) in Germania e del National Cancer Institute negli Stati Uniti hanno studiato nel loro ambiente naturale cellule intere congelate in modo rapido.

Secondo i ricercatori, le immagini 3D ad alta risoluzione dell'intera cellula vengono prodotte in un'unica fase. Questo nuovo dispositivo è migliore della microscopia elettronica poiché, ad esempio, genera immagini 3D delle cellule quando queste sono intatte. Inoltre, esso è più veloce della microscopia elettronica, con la quale un ricercatore può impiegare anche settimane per produrre un'immagine 3D di una sola cellula. Il nuovo microscopio supera anche la microscopia a fluorescenza, che permette ai ricercatori di vedere solo strutture marcate dopo che sono state colorate.

Traendo vantaggio dal contrasto naturale tra il materiale organico e l'acqua, hanno detto, il team ha potuto formare un'immagine di tutte le strutture cellulari.

I ricercatori hanno ricostruito cellule di adenocarcinoma di topo in tre dimensioni. Essi sono stati persino in grado di vedere i più piccoli dettagli delle cellule, compresi i pori nucleari nell'involucro nucleare, la doppia membrana del nucleo della cellula, le invaginazioni della membrana mitocondriale interna, i canali della membrana nel nucleo e le inclusioni negli organelli cellulari come i lisosomi.

I raggi X hanno creato immagini dell'ultrastruttura delle cellule fino a 30 nanometri (10 nanometri equivalgono a circa 1 decimillesimo della larghezza di un capello umano). L'ultrastruttura è la struttura dettagliata di un campione biologico che non è visibile con un microscopio ottico.

Il team ha utilizzato una luce parzialmente coerente per illuminare le minuscole strutture dell'oggetto congelato e idratato e ottenere l'alta risoluzione 3D. Per produrre la luce è stata utilizzata la sorgente di sincrotrone dell'HZB, chiamata BESSY II. I ricercatori hanno spiegato che la coerenza parziale è la proprietà di due onde la cui fase relativa subisce oscillazioni casuali che non sono sufficienti a generare un'onda completamente incoerente. Utilizzando questo approccio associato a lenti ad alta risoluzione, essi sono riusciti a visualizzare le ultrastrutture delle cellule con un contrasto eccezionale.

"Abbiamo costruito un microscopio a trasmissione di raggi X soffici che sfrutta i miglioramenti delle tecniche di nanofabbricazione, che permettono di produrre obiettivi a raggi X con risoluzioni maggiori e con larghezze delle zone estreme minori," gli autori hanno scritto nello studio.

"Abbiamo combinato questo obiettivo ad alta risoluzione con l'illuminazione parzialmente coerente del campione invece dell'obiettivo a bassa risoluzione e l'illuminazione semi-incoerente usato nei precedenti progetti. Anche se la coerenza parziale diminuisce la risoluzione massima possibile rispetto all'incoerenza, essa fornisce un contrasto nettamente maggiore tra le frequenze spaziali medie e quelle più alte. Di conseguenza, la combinazione della coerenza parziale con un obiettivo con migliore risoluzione dovrebbe produrre un maggiore contrasto per le caratteristiche più piccole. '

Secondo i ricercatori, questi ultimi sviluppi offriranno al mondo della medicina delle informazioni chiave sui processi intracellulari, cioè in che modo i virus o le nanoparticelle penetrano nelle cellule o nel nucleo. E da un punto di vista generale, essi offriranno un nuovo strumento alla biologia strutturale per accrescere la comprensione della struttura della cellula.


:) :)

ImmagineImmagineImmagine

9.3 Erik Carlsson ... p h o t o ... => ? <= ... s t o r y ... my desertstorm

Avatar utente
desertstorm
Consigliere
Messaggi: 19796
Iscritto il: sabato 23 gennaio 2010, 21:50
Località: Napoli
Contatta:

Re: NEWS DAL MONDO DELLA MEDICINA

#192 Messaggio da leggere da desertstorm »

news n° 109

Scoperta la causa della Sindrome di Rett

GRAZIE A UNA RICERCA ITALIANA SI È SCOPERTO CHE LA FORMAZIONE ALTERATA DELLA PROTEINA RPS6 E LA SUA INTERFERENZA CON UNA SPECIFICA VIA METABOLICA PUÒ CAUSARE L'INSORGERE DELLA PATOLOGIA




Un gruppo di ricercatori coordinato da Maurizio Giustetto dell'Istituto nazionale di neuroscienze e dell'Università di Torino e da Vania Broccoli, dell'Istituto Scientifico Universitario San Raffaele di Milano ha scoperto che alla base della Sindrome di Rett c'è una particolare via metabolica.
Questa malattia neurologica di origine genetica colpisce solo gli individui femminili e risulta essere ancora oggi molto oscura, perché non è chiaro come l'alterazione del gene MECP2 si possa tradurre nei gravi sintomi caratteristici della patologia. I ricercatori hanno analizzato il modello animale della patologia scoprendo che la modificazione del gene determina la formazione della proteina rpS6 alterata e interferendo con una specifica via metabolica: "Non è una classica malattia neurodegenerativa, come può essere la Corea di Huntington o l'Alzheimer, in cui le cellule nervose vengono distrutte in modo progressivo, bensì sembra che le sinapsi non siano in grado di scambiarsi informazioni in modo corretto".


Le bambine iniziano a presentare i sintomi della malattia intorno all'anno di età, perdendo in modo irreversibile il linguaggio, la capacità di relazionarsi con il mondo esterno e di muoversi. Giustetto ha continuato "Per poter sviluppare nuove terapie, bisogna chiarire bene i dettagli molecolari della patologia. Tutt'oggi sono presenti dei medicinali, usati in trial clinici di malattie neurodegenerative, che sono in grado di regolare l'attività di alcune proteine, come la rpS6 studiata dal nostro gruppo."
La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Human Molecular Genetics.

ImmagineImmagineImmagine

9.3 Erik Carlsson ... p h o t o ... => ? <= ... s t o r y ... my desertstorm

Avatar utente
desertstorm
Consigliere
Messaggi: 19796
Iscritto il: sabato 23 gennaio 2010, 21:50
Località: Napoli
Contatta:

Re: NEWS DAL MONDO DELLA MEDICINA

#193 Messaggio da leggere da desertstorm »

jpm ha scritto:Agostino, hai qualche informazione in più riguardante la tecnica di microscopia usata?
Confocale?
Probabilmente lo leggerò su Scientific American di aprile, ma non ho voglia di aspettare :o(
Jean forse questa t'interesserà di sicuro :)

news n° 110

Microscopia confocale in sostituzione di quella ottica

UNO STUDIO DEL SAN GALLICANO DI ROMA E DELL'UNIVERSITÀ DI MIAMI HA SCOPERTO QUESTO NUOVO METODO DI DIAGNOSI PER I TUMORI DELLA PELLE E PER MIGLIORARE LE TERAPIE CONTRO L'ALOPECIA AREATA




Grazie a degli studi condotti dal dipartimento di Dermatologia Clinica dell'istituto San Gallicano di Roma insieme a un team Leonard Miller School of Medicine University di Miami si è scoperta l'efficacia della microscopia confocale in vivo in ambito oncodermatologico.
Questo tipo di tecnica riesce a mostrare immagini microscopiche ad alta definizione senza provocare alcun dolore ai pazienti, come spiega Marco Ardigò del San Gallicano "La risoluzione dell'immagine ottenuta con la tecnica confocale è sovrapponibile a quella della microscopia ottica standard e permette di acquisire analoghe informazioni senza dover sottoporre il paziente a dolorose biopsie cutanee, che lasciano cicatrici. Grazie a questo metodo non invasivo, l'indagine può essere ripetuta su più lesioni cutanee nella stessa seduta e più volte nel tempo, in modo da poter controllare cambiamenti microscopici in caso di malattie cutanee e da valutare l'efficacia delle terapie adottate".


Inoltre la microscopia confocale può essere applicata per osservare le terapie contro l'alopecia areata e quella androgenetica del cuoio capelluto.
Enzo Berardesca, coordinatore del gruppo della ricerca, ha aggiunto: "Il monitoraggio terapeutico mediante l'unione tra tricoscopia e microscopia confocale offre scenari molto promettenti in questo campo; infatti, i pazienti che hanno effettuato regolarmente il follow-up mediante tecnica confocale hanno ottenuto risultati migliori rispetto a quelli la cui la risposta terapeutica è stata analizzata solamente attraverso la clinica e/o la tricoscopia".
Lo studio, dimostrato in due lavori, è stato pubblicato sulle riviste Archives of Dermatology e British Journal of Dermatology.

ImmagineImmagineImmagine

9.3 Erik Carlsson ... p h o t o ... => ? <= ... s t o r y ... my desertstorm

Avatar utente
jpm
Moderatore
Messaggi: 6052
Iscritto il: martedì 26 gennaio 2010, 19:15
Località: San Marino

Re: NEWS DAL MONDO DELLA MEDICINA

#194 Messaggio da leggere da jpm »

Mi sembrava strano che mi sfugga qualche nuova "diavoleria"...
...il confocale esiste da vent'anni, la novità sta nel fatto di usarla in vivo forse.
SAAB 900 SE Talladega Sensonic my1997
Avatar utente
desertstorm
Consigliere
Messaggi: 19796
Iscritto il: sabato 23 gennaio 2010, 21:50
Località: Napoli
Contatta:

Re: NEWS DAL MONDO DELLA MEDICINA

#195 Messaggio da leggere da desertstorm »

news n° 111

Un farmaco per l'asma contro l'Alzheimer

LO STUDIO DEL RICERCATORE ITALIANO PRATICÒ DIMOSTRA CHE L'UTILIZZO DI UN FARMACO CHE INIBISCE LA LIPOSSIGENASI PUÒ RIDURRE LA FORMAZIONE DELLE PLACCHE DI AMILOIDE CHE CAUSANO LA PATOLOGIA




Il ricercatore italiano Domenico Praticò, che lavora alla Temple University, ha scoperto che un farmaco utilizzato in normali terapie contro l'asma può ridurre le placche di amiloide che sono coinvolte nello sviluppo dell'Alzheimer.
Lo Zileuton, farmaco che inibisce la lipossigenasi, somministrato alle cavie riduce quasi del 50% la formazione delle placche. Infatti, in precedenti ricerche svolte sempre da Praticò, si è venuto a sapere che un enzima del cervello, la 5-lipossigenasi, controlla l'enzima responsabile della produzione di placche di amiloide. Il ricercatore ha spiegato che il farmaco utilizzato in sperimentazione, è già sul mercato e questo permetterebbe di iniziare in breve tempo un trial clinico per stabilire se questa terapia ha validi riscontri anche sull'uomo.
Lo studio è stato pubblicato su American Journal of Pathology.

ImmagineImmagineImmagine

9.3 Erik Carlsson ... p h o t o ... => ? <= ... s t o r y ... my desertstorm

Avatar utente
desertstorm
Consigliere
Messaggi: 19796
Iscritto il: sabato 23 gennaio 2010, 21:50
Località: Napoli
Contatta:

Re: NEWS DAL MONDO DELLA MEDICINA

#196 Messaggio da leggere da desertstorm »

news n° 112

Una nuova terapia contro il neuroblastoma infantile

AL GEMELLI DI ROMA È STATA CONDOTTA UNA RICERCA CHE HA PERMESSO DI STABILIRE CHE L'IMPIEGO CONTEMPORANEO DI RADIOTERAPIA E CHEMIOTERAPIA NEI BAMBINI PERMETTE DI RIDURRE IL NEUROBLASTOMA




Alcuni ricercatori hanno condotto degli studi su un nuovo tipo di terapia contro il neuroblastoma infantile. L'innovativa terapia vede l'utilizzo della classica chemioterapia associata alla radioterapia dall'inizio del trattamento del tumore del bambino, con il composto 131-Imetaiodobenzilguanidina. Lo iodio-radioattivo indirizzato alla cellule malate grazie alla 131-I-metaiodobenzilguanidina, riesce a uccidere le cellule malate anche se sono già presenti delle metastasi.
Lo studio pilota è stato condotto dal ricercatore dell'Unità operativa di Oncologia pediatrica del Gemelli Stefano Mastrangelo in collaborazione con l'Istituto di medicina nucleare della Cattolica di Roma e i risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica online Pediatric Blood and Cancer, organo ufficiale della Società Internazionale di Oncologia Pediatrica (SIOP).

ImmagineImmagineImmagine

9.3 Erik Carlsson ... p h o t o ... => ? <= ... s t o r y ... my desertstorm

Avatar utente
desertstorm
Consigliere
Messaggi: 19796
Iscritto il: sabato 23 gennaio 2010, 21:50
Località: Napoli
Contatta:

Re: NEWS DAL MONDO DELLA MEDICINA

#197 Messaggio da leggere da desertstorm »

news n° 113

Una ruggine verde e le scorie nucleari radioattive

ARGILLA CON FERRO OSSIDATO IN PARTE RIESCE A INCAPSULARE IL NETTUNIO, UN COMPONENTE DELLE SCORIE RADIOATTIVO CON UN'EMIVITA DI 5 MILIONI DI ANNI, UNA MINACCIA PER LA SALUTE UMANA




Una nuova ricerca mostra come una sostanza appiccicosa naturale chiamata ruggine verde eccelle nel trattenere le scorie radioattive e nel prevenire che queste fuoriescano nell'ambiente. Le scoperte, pubblicate nella rivista Geochimica et Cosmochimica Acta, potrebbero fornire informazioni utili alla progettazione di sistemi di stoccaggio delle scorie radioattive, che devono rimanere integri per centinaia di migliaia di anni.

Lo studio è stato in parte finanziato mediante i progetti ACTINET-6 ("Network for actinides sciences") e FUNMIG ("Fundamental processes of radionuclide migration"), che hanno ricevuto rispettivamente 6,4 e 8 milioni di euro nell'ambito del Sesto programma quadro (6° PQ) Euratom.

Il combustibile nucleare esausto contiene una serie di sostanze radioattive, molte delle quali rimangono pericolose per millenni. Attualmente, queste scorie vengono smaltite mediante sotterramento in profondità. In Scandinavia, ad esempio, le scorie radioattive vengono chiuse in fusti di ghisa rivestiti di rame e collocate 500 metri sotto la superficie. Le scorie possono essere ulteriormente protette dall'ambiente circondandole con bentonite, un tipo di argilla che si gonfia quando entra in contatto con una falda acquifera.

Una sostanza particolarmente preoccupante per coloro che progettano questi depositi per le scorie è il nettunio; sebbene costituisca solo lo 0,05% del combustibile nucleare esausto, la sua emivita molto lunga significa che esso rimane pericoloso per un periodo di tempo estremamente lungo e potrebbe costituire una minaccia per la salute umana se si diffondesse nell'ambiente persino 5 milioni di anni dopo il suo smaltimento.



In questo studio, i ricercatori hanno esaminato la capacità della ruggine verde di tenere a bada il nettunio. La ruggine verde, un tipo di argilla, è composta da ferro che si è arrugginito solo parzialmente; poiché non è completamente arrugginito, esso ha una carenza di elettroni e quindi reagisce molto prontamente con altre sostanze inquinanti. Questo "tipo di sostanza gelatinosa verde" (come i ricercatori descrivono la ruggine verde) compare in modo naturale in acque povere di ossigeno. Poiché è così reattiva, essa rapidamente diventa comune ruggine rossa quando entra in contatto con l'ossigeno. Tuttavia, la ruggine verde è molto semplice da fare, visto che si forma quando si aggiungono all'acqua solfato ferroso e soda caustica.

Secondo i ricercatori, i loro test hanno mostrato che la ruggine verde è in grado di incapsulare e trattenere rapidamente il nettunio. Il team spera che queste scoperte verranno applicate nella progettazione dei futuri sistemi di stoccaggio per le scorie radioattive.

"Il nostro studio mostra che persino l'incapsulamento più sicuro di scorie radioattive potrebbe essere reso più sicuro se i fusti con le scorie venissero sotterrati in un posto in cui si formerà della ruggine verde," ha commentato il dott. Bo Christiansen.

Guardando al futuro, i ricercatori fanno notare che: "L'esatto processo della reazione di incorporazione e il comportamento a lungo termine del [nettunio] immobilizzato sono, tuttavia, ancora non chiari e dovrebbero essere ulteriormente esaminati in dettaglio."

Per molti anni la ruggine verde è stata vista come un problema e i ricercatori hanno dedicato molte energie alla ricerca di un modo per bloccare la sua formazione nel cemento armato. Tuttavia, studi recenti hanno mostrato che la sua natura reattiva lo rende uno strumento potente per ripulire molte forme di inquinamento.

"Il nettunio è un problema relativamente raro. Non sono molte infatti le persone che hanno bisogno di salvaguardare un deposito di scorie radioattive. Ma la ruggine verde sembra essere efficace contro quasi ogni tipo di inquinamento," dice il dott. Christiansen. "Molto tempo fa abbiamo mostrato come la ruggine verde può reagire con il cromo carcinogeno (6) e trasformarlo in cromo (3). Oltre a non essere tossico, il cromo (3) è uno degli elementi essenziali di cui ha bisogno il corpo umano."

Tuttavia, il dott. Christiansen avverte che la ruggine verde non rappresenta una "soluzione rapida" per l'inquinamento.

"La ruggine verde non è una soluzione rapida per ripulire dopo che si è improvvisamente scoperto dell'inquinamento," ha affermato. "Ma i nostri esperimenti hanno mostrato come sorprendentemente la natura può aiutare a ripulirsi da sola. Anche quando l'inquinamento è causato da una sostanza pericolosa come il nettunio."

ImmagineImmagineImmagine

9.3 Erik Carlsson ... p h o t o ... => ? <= ... s t o r y ... my desertstorm

Avatar utente
desertstorm
Consigliere
Messaggi: 19796
Iscritto il: sabato 23 gennaio 2010, 21:50
Località: Napoli
Contatta:

Re: NEWS DAL MONDO DELLA MEDICINA

#198 Messaggio da leggere da desertstorm »

news n° 114

Latte umano prodotto da mucche transgeniche

IN CINA SONO STATE CREATE DELLE MUCCHE IN GRADO DI PRODURRE LATTE UMANO MA LO STUDIO NON ACCOGLIE MOLTI CONSENSI




Nella China Agricultural University, un gruppo di ricercatori coordinati da Ning Li hanno creato delle vacche transgeniche capaci di produrre latte umano, ricco di proteine umane quindi. Questo è stato possibile grazie all'introduzione di geni umani in circa trecento bovini che hanno iniziato a fornire latte ricco di lisozima e lattoferrina, enzimi caratteristici del latte delle neomamme.
In Gran Bretagna, Helen Wallace della GeneWatch (associazione per il controllo degli sviluppi delle biotecnologie) ha dichiarato che non si può essere sicuri che questo latte sia sicuro per gli esseri umani e per questo motivo bisognerebbe fare dei test su larga scala. Altri dubbi vengono esposti dalla Reale Società per la Protezione degli Animali, dichiarando "C'è un reale bisogno di questo latte per i nostri neonati, quando sappiamo bene che la prole di animali clonati soffre di gravi problemi di salute?".
I ricercatori che hanno effettuato la ricerca, pubblicata su Public Library of Science One, sono sicuri che il latte prodotto dalle vacche è sicuro come quello prodotto dalle donne appena diventate madri e proprio per questo tra circa dieci anni si troverà in tutti i supermercati.

ImmagineImmagineImmagine

9.3 Erik Carlsson ... p h o t o ... => ? <= ... s t o r y ... my desertstorm

Avatar utente
jpm
Moderatore
Messaggi: 6052
Iscritto il: martedì 26 gennaio 2010, 19:15
Località: San Marino

Re: NEWS DAL MONDO DELLA MEDICINA

#199 Messaggio da leggere da jpm »

Precisazione sulla News 113:
Il Nettunio 237, il più stabile, ha un'emivita di poco più di 2 milioni di anni, non 5.
Viene prodotto per mancata fissione dell'Uranio 235 (praticamente quando il neutrone fa cilecca), e per assorbimento da parte dell'Uranio 238 e rispettivo decadimento.
La sua pericolosità non sta nel suo tempo di decadimento, ma nei prodotti di quest'ultimo, che sono per la maggior parte isotopi del Plutonio.
SAAB 900 SE Talladega Sensonic my1997
Avatar utente
desertstorm
Consigliere
Messaggi: 19796
Iscritto il: sabato 23 gennaio 2010, 21:50
Località: Napoli
Contatta:

Re: NEWS DAL MONDO DELLA MEDICINA

#200 Messaggio da leggere da desertstorm »

Grazie Jean :)

ImmagineImmagineImmagine

9.3 Erik Carlsson ... p h o t o ... => ? <= ... s t o r y ... my desertstorm

Rispondi

Chi c’è in linea

Visitano il forum: Nessuno e 1 ospite