Ieri sera, alle dieci e mezza, ricevo in ufficio un tizio che è appena rientrato dalla Spagna, era partito dal Brasile con la compagna (brasiliana) e la figlia avuta da lei, di due anni.
Arrivato a Madrid, alla dogana, la polizia di frontiera lascia passare lui, e rinchiude la compagna e la figlia (con passaporto italiano) in un centro per immigrati clandestini, annunciando che oggi sarebbe stata rimpatriata (rimpatriata dove, visto che la sua Patria è l'Italia?).
Alchè chiamo l'unità di crisi del Ministero degli Esteri, tiro giù dal letto una funzionaria gentilissima, la quale mi fornisce utenze telefoniche dirette di funzionari di turno della nostra Ambasciata a Madrid, stamane, presto, poichè ier sera non rispondeva nessuno, mi prodigo in email e telefonate con funzionari, sergetari ecc. ed alla fine, dopo un paio d'ore mi viene comunicato che la nostra Ambasciata ha bloccato il provvedimento delle autorità spagnole (che peraltro devono aver preso un'insolazione dal momento che pretendevano di "rimpatriare" in Brasile una bimba italiana di DUE ANNI, dopo averla rinchiusa in una specie di fogna a cielo aperto qual'è un centro per clandestini in Spagna).
Grazie all'aiuto della Polizia di Stato Italiana, che con solerzia ha raccolto i documenti che l'ambasciata richiedeva, e che li ha trasmessi tempestivamente, adesso la piccola è stata rilasciata, ed il padre è volato a Madrid per riabbracciarla.
Ora mi chiedo, dal momento che per le "autorità" spagnole, il passaporto elettronico italiano, regolarmente rilasciato da un'autorità dello Stato, "poteva anche essere falso" (questa è stata - secondo la versione fornitami - la giustificazione degli "agenti" di frontiera), come possono pretendere lorsignori di ritenersi a pieno titolo in Europa? Come possono pretendere di trattare un cittadino italiano in questo modo? Meno male che esistono ancora persone che sanno fare il loro lavoro.
E guarda caso sono ITALIANE!!!!
Mi chiedo, come mai da noi queste cose non succedono??

