velvet ha scritto:Lancia è stata sepolta nel 1984, anno in cui uscì di produzione la Gamma, ultimo modello in cui era possibile riconoscere un po' di DNA Lancia (seppure fortemente intorbidito), cioè innovazione, soluzioni tecniche originali, linea anticonformista.
Il resto del listino era già Fiat da un pezzo (le Beta, le Delta) con qualche guizzo di estrosità (Montecarlo, HPE, 037).
Thema e Delta Mk1 erano delle "superfiat", ovvero macchine con meccanica e linea 100% Fiat ma ben pensate e realizzate, tanto che ora le rimpiangiamo amaramente.
L'ultima palata di terra sopra la bara di Lancia però è stata data negli anni '90/2000 (Delta Mk2, Dedra, Lybra, Kappa e i due "furgoni" rimarchiati). Ora è finito anche il funerale, quindi tanto vale che tolgano il marchio e lo consegnino alla storia ed alla memoria di chi sa cos'erano le Lancia vere.
Quello che dici è tutto vero, purtroppo
L'unico lato positivo che vedo...
... è che se non fosse andata così sarei ancora un lancista!
io invece ho sempre saputo che il pianale thesis era un'evoluzione del pianale k (che poi è quello 166).
ritengo pure io che le vere lancia sono morte con la presentazione della beta e l'avvento della thema. vere lancia sotto l'aspetto delle soluzioni tecniche esclusive e qualità costruttiva.
Poi c'è stata una fase di sfruttamento di sinergie fiat (abbassamento qualità e imborghesimento tecnico) però accompagnato da un buon marketing e volontà di creare nicchie, (tant'è che jeremy clarcson di TG l'ha definita la marca che ha fatto il maggior numero di modelli affascinanti e originali..anche in periodo fiat fino agli anni 80), infine l'impoverimento della gamma e la bassa diversificazione (pensiamo alla plancia dell'ultima delta) e ora il mero rebadging. Caso a parte la thesis dove hanno dato un ultimo scatto d'orgoglio cercando soluzioni di livello negli interni, ma caratterizzando troppo la linea avvitandosi sull'immagine "da cùmenda". La k non aveva la qualità inferiore alla thema, anzi..però il messaggio che è passato è questo, solamente perchè la linea non ha avuto successo e il marketing ci ha speso molto meno (inteso anke come immagine di marca in quel periodo), negli anni 80, con la delta che vinceva nei rally e il sapiente inserimento di un modello 4wd in tutta la gamma (thema esclusa, ma aveva la 8.32), tutte le lancia sembravano più fighe delle loro successive anni 90...ma siamo sicuri che una prisma avesse migliori contenuti che una dedra? una delta MK1 berlina no HF fosse meglio per chi ci saliva di una delta-tipo di pari livello? L'assemblaggio e il pianale y10 sono meglio della y my 94?
La lancia è morta in molti periodi diversi...dipende che lancia si intende, è come saab: c'è chi la fa morire nel 93, chi nel 2002, chi già negli anni 80 con l'uscita della 9000...
A me non dispiace esteticamente la Thesis anche se è un'auto "impegnativa".......non ci sono mai salito a bordo, ma dalle foto gli interni sono molto gradevoli.
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Vi riporto un intervento sullo stesso argomento-naturalmente- sul forum amici Fulvia che frequento:
"A proposito di Marchionne, vi rendo partecipi di un delizioso articolo di Beppe Severgnini sul Corriere della Sera di oggi.
Cinquanta sfumature di Lancia
Il lettore Stefano Dell’Orto è affranto, e non è l’unico. Scrive: “Prima Marchionne squalifica (non ha scritto proprio ‘squalifica’, ndr) il marchio Lancia, assegnando nomi storici come Thema e Flavia a due modelli Chrysler; e poi decide che ‘Lancia, dobbiamo essere onesti, ha un appeal limitato’. Ma come?”.
Interessante, il sussurro di dolore dei lancisti (fossero alfisti, sarebbe un grido). Con Lancia se ne va un pezzo di storia d’Italia: quella che Sergio Marchionne, per questioni biografiche, fatica a comprendere. Il capo della Fiat sa che, qui in America, Mitt Romney e i repubblicani non lo amano (come i sindacalisti Fiom a Pomigliano, per motivi diversi). Non sa nulla, invece, dello zio Lazzaro, dello zio Mauro e di papà Angelo (classe 1917), che quando chiude le portiere dell’Appia II serie (1957) dice: “Senti. Clic. Come una cassaforte. Auto così non le fanno più”. Ora la guida mio figlio Antonio (1992), che ci ha messo quattro minuti ad abituarsi al cambio al volante. Gli piace, ma si sente osservato.
I lancisti erano – l’imperfetto è d’obbligo – il nocciolo duro di un’Italia soffice che ha preceduto Lucio Battisti (“Sì viaggiare, dolcemente, senza strappi al motore…”) e il “cruise control”: papà non aveva bisogno di strumenti, per andare sempre a 90 all’ora. Ci caricava tutti sull’Appia grigio nebbia e partiva per la Versilia e le prealpi bergamasche. Aveva i guanti da guida in pelle, traforati, anche se oggi nega.
Lo zio Lazzaro (1914) era agricoltore, scapolo, sobrio e di poche parole: aveva la Lancia Appia I prima serie, grigio topo. Poi, alla fine degli anni ’60, la botta di vita: Lancia Flavia coupé, grigio ferro. Le zie Francesca (1906) e Laura (1907), profumiere, erano costrette a contorsionismi per entrare in quell’auto, la domenica. Ma per amore del fratello, questo ed altro.
Lo zio Mauro (1928) era medico: sposato, uomo di lunghi silenzi e tante parole (non aveva vie di mezzo). Aveva la Fulvia Coupè, grigio fumo. Non credo abbia mai preso una multa: i suoi rally lo portavano, al massimo, a Piadena e Cappella Cantone. Ma amava quell’auto spregiudicata, forse perché era una Lancia: un ossimoro slanciato e di bella presenza, che brillava nel sole cremonese.
Nel 1970 papà ha comprato la Lancia Flavia berlina, grigio asfalto. Ricordo i sedili in similpelle, che d’estate s’appiccicavano alle gambe nude: la discesa dall’auto era accompagnata da scollamenti che sembravano baci (smack!). Su quell’auto-transatlantico ho imparato a guidare, in una spiaggia della Provenza: l’unico posto dove, anche volendo, non potevo investire nessuno, se non un gabbiano distratto. Meno imponente, ma più sexy, la Lancia Delta grigio metallizzato con cui sono trasferito a Londra, nel 1984: ha resistito all’ironia britannica e alla mia guida sulla sinistra.
Cinquanta sfumature di Lancia, una sola famiglia. Ecco quel che Marchionne, con tutti i suoi numeri, non può capire.
Bellissimo articolo, Severgnini si conferma un grande........e comunque la Thesis mi piace un sacco pure a me, ma ahimè pur avendoci fatto un pensierino non me la potrei mai comprare....tutti mi riderebbero addosso con "la macchina ministeriale" o da "pensionato/commendatore".....a parte il fatto che parcheggiare 5 metri di auto a Roma è veramente un'impresa!!
Però chissà che goduria farsi un viaggio in Dolomiti con una Thesis...
Niente di nuovo sotto il sole e tutto ampiamente previsto già da anni. D'altronde quando non si fanno modelli nuovi e all'altezza del marchio che portano, la fine è già scritta.
A me spiace molto, Lancia è stato un marchio glorioso ed innovativo. Fiat purtroppo è come un demone che incenerisce tutto ciò che tocca. Ancora non sono riusciti ad affondare Ferrari per una certa autonomia concessa al marchio fin dai tempi del commendatore. Ma è sicuro che se fosse totalmente diretta da Torino scomparirebbe nel giro di pochi anni.
Persino Maserati vendeva di più sotto la proprietà dell'avventuriero De Tomaso, così come Alfa nella scassata gestione Iri.
Senza contare che in passato hanno già fatto sparire marchi interessanti come Autobianchi e Innocenti, uccisi per non fare concorrenza alle "mirabolanti" vetture di casa Fiat. VW avrebbe preso il marchio Autobianchi ed avrebbe sviluppato tutta una gamma autonoma basata sull' Y, come fa con Mini. Invece Fiat oltre a far sparire il marchio inglobandolo sciaguratamente nella gamma Lancia, ora si appresta a cancellarne totalmente la memoria.
Quanto alla Thesis, col senno di poi potremmo definirla sicuramente una vettura molto interessante ed originale, che però ha pagato la gestione Fiat abituata a vendere scatolette e non certo ammiraglie.