TurboS ha scritto:Sinceramente se vincessi al superenalotto, darei anche la mancia a Befera. Rigorosamente in contanti!![]()
ci stanno commissariando?
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Re: ci stanno commissariando?
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Re: ci stanno commissariando?
Io con i soldi della mancia a Befera, finanzierei il commercio assoldando (in regola, non in nero!) un killer sudamericano per giustiziare Befera.jpm ha scritto:TurboS ha scritto:Sinceramente se vincessi al superenalotto, darei anche la mancia a Befera. Rigorosamente in contanti!![]()
Chiaramente tutto in maniera lecita e pagando i contributi pensionistici per il Killer! Sia mai che evada io!
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Re: ci stanno commissariando?
Dai Sawa sei troppo cattivo!!
Io gli farei aprire un'impresa cosi' chr possa godere qnche lui dell'efficienza burocratica italiana e che possa fare il contribuente onesto divertendosi a non vedersi rimborsata l'iva, a pafare l'irap, ect... poi gli metterei dietro equitalia non appena fa qualche cazzata.
Io gli farei aprire un'impresa cosi' chr possa godere qnche lui dell'efficienza burocratica italiana e che possa fare il contribuente onesto divertendosi a non vedersi rimborsata l'iva, a pafare l'irap, ect... poi gli metterei dietro equitalia non appena fa qualche cazzata.
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Re: ci stanno commissariando?
Meglio fargli aprire un'impresa mettendoci dentro tutti ma prorpio tutti i soldi che ha guadagnato fino ad oggi in vita sua...muore lo stesso stai pur tranquillo...ma almeno lentamente

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Re: ci stanno commissariando?
Ma questo è puro sadismo!TurboS ha scritto:Dai Sawa sei troppo cattivo!!
Io gli farei aprire un'impresa cosi' chr possa godere qnche lui dell'efficienza burocratica italiana e che possa fare il contribuente onesto divertendosi a non vedersi rimborsata l'iva, a pafare l'irap, ect... poi gli metterei dietro equitalia non appena fa qualche cazzata.
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Re: R: ci stanno commissariando?
In realtà questa notizia è frutto della disonestà intellettuale di alcuni giornalisti. La società che si occupa del ripristino delle strade ha mandato all'assicurazione del ragazzo il preventivo di spesa per la pulizia della carreggiata in quanto la polizza copriva anche quel danno. L'assicurazione, poi, ha avuto la bella idea di girare il preventivo alla madre.desertstorm ha scritto:
V E R G O G N A
[/size][/b]
In realtà non è responsabilità di alcuna pubblica amministrazione ma soltanto del cinismo delle assicurazioni. I giornalisti ovviamente colgono la palla al balzo per lanciare una notizia incompleta pur di fare lo scoop. Ricordiamoci che i giornalisti della carta stampata, nella maggior parte dei casi, vengono pagati in base al nr di righe dei loro articoli.
Ex:
99 Turbo M.Y. 1978 (145 Hp)
C900 Turbo Aero GT M.Y. 1993 (185 Hp)
9-3OG Aero M.Y. 2001 (205 Hp)
9000 CSE 2.3T Aero M.Y. 1995
9-3NG TTid cabrio M.Y. 2008
9000 CSE M.Y. 1994
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Re: ci stanno commissariando?
Leggendo e sentendo (televisione) quello che dicono,pensavo fossero pagati un tot a caxxata.legio ha scritto:Ricordiamoci che i giornalisti della carta stampata, nella maggior parte dei casi, vengono pagati in base al nr di righe dei loro articoli.
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E ricordate: Le SAAB non sono automobili,sono aerei che volano molto basso!
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Re: ci stanno commissariando?
In realta' dei giornali non gliene frega + niente a nessuno, sono destinati a scomparire nel prossimo decennio e comunque servono e vengono stampati in una determinata tiratura semplicemente per prendere i contributi sulla stampa che variano appunto in base alla tiratura ma in realta se vengono venduti o sparsi in giro gratis o buttati a chi li ha stampati non interessa.
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Re: ci stanno commissariando?
Grazie Alessio per aver chiarito come veramente stanno le cose 
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palla
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Re: ci stanno commissariando?
Posto un paio di articoli interessanti scritti su giornali tra i piu' letti e di cui, i partecipanti alla lotta elettorale, non sembrano cosi' interessati da volerci spiegare come risolveranno la cosa:
http://ricerca.repubblica.it/repubblica ... ref=search
http://www.corriere.it/economia/13_genn ... 5f63.shtml
http://ricerca.repubblica.it/repubblica ... ref=search
http://www.corriere.it/economia/13_genn ... 5f63.shtml
- marcofinnista
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Re: ci stanno commissariando?
E te credo, tassano i soliti, quelli che hanno fatto il mazzo una vita per realizzare qualcosa ed hanno da perdere, tutti gli altri stanno bene come prima, tanto l'evasore totale è sconosciuto al fisco e continuera' ad esserlo pure domani non è che s'è impaurito oggi col redditometro e s'è autodenunciato 
Intanto è strage....nel condominio dove ho il laboratorio dal 1 gennaio altre 3 aziende chiuse con tanto di cartelli, 2 affittasi ed un vendesi, nel condominio accanto altre 3 solo al piano terra, in 50 metri di strada 6 aziende chiuse, complimenti, cosi' si che si risana il paese e si crea nuova occupazione
Intanto è strage....nel condominio dove ho il laboratorio dal 1 gennaio altre 3 aziende chiuse con tanto di cartelli, 2 affittasi ed un vendesi, nel condominio accanto altre 3 solo al piano terra, in 50 metri di strada 6 aziende chiuse, complimenti, cosi' si che si risana il paese e si crea nuova occupazione
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Re: ci stanno commissariando?
Considera un pò come si utilizzano queste tasse che ci stanno falcidiando.....
http://www.adnkronos.com/IGN/News/Econo ... 23163.html
Introito per lo stato dall'IMU sulla prima casa, cioè quella dove stai,che hai sudato a comprare
3,3 miliardi
prestito ai MONTE PASCHI SIENA,banca privata della serie chissenefregasefalliscichicaxxosei
http://finanzanostop.finanza.com/2012/0 ... uovamente/
1 miliardo Monti + 1,9 miliardi Tremonti
bello pagare le tasse,nò? C'è soddisfazione......

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Re: ci stanno commissariando?
Pensate ad un uomo politico (qualsiasi) italiano....Fatto? Bene,fatte un piccolo raffronto
http://www.linkiesta.it/presidente-urug ... ro-al-mese
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Re: ci stanno commissariando?
Debito dello Stato aumentato di 100 miliardi (siamo oltre 2000 miliardi) sotto Monti.drillo65 ha scritto:Considera un pò come si utilizzano queste tasse che ci stanno falcidiando.....
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Introito per lo stato dall'IMU sulla prima casa, cioè quella dove stai,che hai sudato a comprare
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Sicuramente è colpa degli evasori, nonostante il fisco incassi sempre di più. Ma, l'importante è "pagare tutti, per pagare di meno". Buahaha...
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Re: ci stanno commissariando?
A sentirlo chiacchierare ne va pure fiero ed orgoglioso del lavoro di risanamento operato....

Ed il bello che tutti i ladroni che stavano al posto suo prima di lui e che hanno dato il loro contributo allo sfascio generale ed al disastro economico vanno ancora chiacchierando in tv propagandando i loro buoni propositi...propositi che abbiamo visto realizzarsi neglòi ultimi 10 / 20 anni in tutta la loro inequivocabile chiarezza.....e il bello che c'è ancora chi ce crede e peggio ancora...c'è ancora gente che andra' a votare per sta mandria di bestie malate

Ed il bello che tutti i ladroni che stavano al posto suo prima di lui e che hanno dato il loro contributo allo sfascio generale ed al disastro economico vanno ancora chiacchierando in tv propagandando i loro buoni propositi...propositi che abbiamo visto realizzarsi neglòi ultimi 10 / 20 anni in tutta la loro inequivocabile chiarezza.....e il bello che c'è ancora chi ce crede e peggio ancora...c'è ancora gente che andra' a votare per sta mandria di bestie malate
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Re: ci stanno commissariando?
Una volta che hanno depredato la classe media, faranno default e si ricomincia. Probabilmente, mia supposizione, con un nuovo gold standard per ridare fiducia al sistema. L'importante è preservare la ricchezza per quando sarà il momento giusto di comprare.
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Re: ci stanno commissariando?
Preservare la ricchezza per molti di coloro che hanno investito molto, confidando nel coraggio e nella buona volonta', in questo momento è una chimera 
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palla
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Re: ci stanno commissariando?
Sei in: Archivio > La Repubblica > 2013 > 01 > 08 > {0} - La Repubblica
IL BARATRO FISCALE DELL'AGENDA MONTI
Non ci sono solo gli Stati Uniti. Anche l'Italia ha il suo baratro fiscale, come quello Usa di natura politica prima che economica. L'agenda Monti vi dedica ampio spazio, sebbene usi altri termini. In realtà il baratro l'ha aperto il Parlamento quando ha ratificato mesi fa - su proposta del governo Monti - il Trattato sulla stabilità, sul coordinamento ecc. imposto da Consiglio europeo, Commissione e Bce.
L'art. 4 prescrive: "Quando il rapporto tra il debito pubblico e il prodotto interno lordo di una parte contraente supera il valore.. del 60%... tale parte contraente opera una riduzionea un ritmo medio di un ventesimo all'anno". Il Trattato è già in vigore, ma in base a un precedente regolamento del Consiglio, l'inizio della riduzione del debito verso la meta del 60 per cento dovrebbe aver luogo solo dal 2015.
L'agenda Monti riprende quasi alla lettera tale prescrizione (punto 2, comma c). Si tratta a ben guardare del tema più importante sia della campagna elettorale che dell'azione del prossimo governo, quale esso sia. Il motivo dovrebbe esser chiaro. Ridurre davvero il nostro debito pubblico nella misura e nei tempi richiesti dal Trattato in questione è un'operazione che così come si presenta oggi ha soltanto due sbocchi: una generazione o due di miseria per l'intero Paese; aspri conflitti sociali; discesa definitiva della nostra economia in serie D. Oppure la constatazione che il debito ha raggiunto un livello tale da essere semplicemente impagabile, per la ragione che esso deriva sin dagli anni '60 non da un eccesso di spesa, bensì dalla accumulazione di interessi troppo alti.
Quindi si dovrebbero trovare altre strade rispetto alle politiche attuate da Monti e riproposte dalla sua agenda.
Al fine di ripagare un debito a lunga scadenza in rate annuali è infatti essenziale una condizione: che il debitore, al netto di quanto spende per il proprio sostentamento, abbia ogni anno delle entrate, per tutta la durata prevista, che siano almeno pari in media a quella di ciascuna rata del debito. Nel caso del debito pubblico italiano tale condizione base non esiste. Il Pil supera i 1650 miliardi, per cui il 60 per cento di esso ne vale circa 1000.
Mentre il debito accumulato ha superato i 2000. Al fine di farlo scendere al 60 per cento del Pil come prescrive il Trattato, si dovrebbe quindi ridurre il debito di 50 miliardi l'anno per un ventennio. La cifra è di per sé paurosa, tale da immiserire tre quarti della popolazione. Ma il problema non è solo questo. È che l'interesse sul debito, al tasso medio del 4 per cento, comporta una spesa di 80 miliardi l'anno, la quale si somma ogni anno al debito pregresso. Ne segue che quest'ultimo non smette di crescere. Ora, se riduco il debito di 50 miliardi, avrò sì risparmiato 2 miliardi di interessi; però sui restanti 1950 miliardi dovrò pur sempre pagarne 78. Risultato: il debito è salito a 2028 miliardi (2000-50+78). L'anno dopo taglio il debito di altri 50 miliardi e gli interessi di 2. Però devo pagarne 76, per cui il debito risulterà salito a 2054. Chi vuole può continuare. Magari inserendo nel calcoletto un dettaglio: l'art.
4 del Trattato prescinde del fatto che il debito di un paese potrebbe col tempo aumentare di molto, per cui l'entità del ventesimo di rientro andrebbe alle stelle.
L'Italia, per dire, potrebbe ritrovarsi a fine 2015 con un Pil di poco superiore all'attuale, ma con un debito che a causa dell'accumulo degli interessi ha raggiunto i 2200 miliardi. Così i miliardi annui da tagliare passerebbero da 50 a 60.
Le obiezioni da opporre a quanto rilevato sopra le sappiamo. Il raggiungimento di un discreto avanzo primario ha già permesso di ridurre la spesa degli interessi di 5 miliardi: lo ricorda anche l'agenda Monti. La riduzione del differenziale di rendimento a confronto dei titoli tedeschi permetterà altri risparmi. Dalla dismissione di grosse quote del patrimonio pubblico arriveranno fior di miliardi. Le spese dello Stato possono venire ridotte di parecchi altri punti; qualcuno parla addirittura di 5 punti per più anni, alla luce di una profonda teoria politica che si compendia col dire "bisogna affamare la bestia" (cioè lo Stato, cioè quasi tutti noi). Per finire con l'immancabile "a fine 2013 arriverà la crescita e il Pil riprenderà a salire".
Ciascuna delle suddette obiezioni o è fondata sull'acqua, come la previsione di ricavare alla svelta decine di miliardi dalla dismissione di beni pubblici - vedi la sorte delle cartolarizzazioni di Tremonti - oppure sull'accettazione per i prossimi venti o trent'anni di politiche lacrime e sangue, ancora peggiori di quelle che hanno afflitto gli ultimi anni all'insegna dell'austerità.
Naturalmente il problema non riguarda soltanto l'eventuale ritorno al governo di Monti con la sua agenda. Riguarda più ancorai partiti come Pde Sel, che le elezioni potrebbero pure vincerle, ma che hanno dichiarato di voler rispettare nell'insieme l'agenda in parola. Sono essi per primi a dover scegliere la strada per uscire dalle strettoie attuali. Da un lato si profila una grave regressione sociale e politica, oltre che economica, indotta dalla ricerca coattiva del mezzo per ripagare un debito ormai impagabile. Dall'altro bisogna riconoscere questa sgradevole realtà, e aprire con decisione una trattativa su scala europea per trovare modi meno iniqui socialmente per uscire dall'impasse del debito pubblico, il che non riguarda ovviamente solo l'Italia. Un riconoscimento al quale potrebbe seguire la ricerca dei modi per superare una contraddizione in verità non più tollerabile: una Bce che presta migliaia di miliardi alle banche (lo ha fatto, per citare un solo caso, tra novembre 2011 e febbraio 2012) all'1 per cento, ma non può fare altrettanto con gli stati.
Per cui questi vendono obbligazioni alle banche, sulle quali esse percepiscono interessi tripli o quadrupli. È vero, l'art. 123 del Trattato Ue vieta alla Bce di prestare denaro direttamente agli Stati. Ma a parte il fatto che prima o poi tale articolo dovrà essere modificato, posto che esso fa della Bce l'unica banca centrale al mondo che non può svolgere le funzioni proprie di una banca centrale, si dovrebbe d'urgenza porre rimedio a tale inaudita contraddizione. Con il baratro fiscale di mezzo, la riduzione del debito pubblico a meno della metà è inconcepibile. Ma se l'Italia, per dire, potesse prendere in prestito dalla Bce, in forma obbligazionaria o altra, 1000 miliardi al tasso dell'1 per cento, come han fatto le banche europee nel caso precitato, allora potrebbe diventarlo. Pensiamoci.
E magari proviamo a spiegare ai cittadini come si pone realmente per il prossimo futuro la questione del debito pubblico.
LUCIANO GALLINO
08 gennaio 2013 28 sez. Commenti
IL BARATRO FISCALE DELL'AGENDA MONTI
Non ci sono solo gli Stati Uniti. Anche l'Italia ha il suo baratro fiscale, come quello Usa di natura politica prima che economica. L'agenda Monti vi dedica ampio spazio, sebbene usi altri termini. In realtà il baratro l'ha aperto il Parlamento quando ha ratificato mesi fa - su proposta del governo Monti - il Trattato sulla stabilità, sul coordinamento ecc. imposto da Consiglio europeo, Commissione e Bce.
L'art. 4 prescrive: "Quando il rapporto tra il debito pubblico e il prodotto interno lordo di una parte contraente supera il valore.. del 60%... tale parte contraente opera una riduzionea un ritmo medio di un ventesimo all'anno". Il Trattato è già in vigore, ma in base a un precedente regolamento del Consiglio, l'inizio della riduzione del debito verso la meta del 60 per cento dovrebbe aver luogo solo dal 2015.
L'agenda Monti riprende quasi alla lettera tale prescrizione (punto 2, comma c). Si tratta a ben guardare del tema più importante sia della campagna elettorale che dell'azione del prossimo governo, quale esso sia. Il motivo dovrebbe esser chiaro. Ridurre davvero il nostro debito pubblico nella misura e nei tempi richiesti dal Trattato in questione è un'operazione che così come si presenta oggi ha soltanto due sbocchi: una generazione o due di miseria per l'intero Paese; aspri conflitti sociali; discesa definitiva della nostra economia in serie D. Oppure la constatazione che il debito ha raggiunto un livello tale da essere semplicemente impagabile, per la ragione che esso deriva sin dagli anni '60 non da un eccesso di spesa, bensì dalla accumulazione di interessi troppo alti.
Quindi si dovrebbero trovare altre strade rispetto alle politiche attuate da Monti e riproposte dalla sua agenda.
Al fine di ripagare un debito a lunga scadenza in rate annuali è infatti essenziale una condizione: che il debitore, al netto di quanto spende per il proprio sostentamento, abbia ogni anno delle entrate, per tutta la durata prevista, che siano almeno pari in media a quella di ciascuna rata del debito. Nel caso del debito pubblico italiano tale condizione base non esiste. Il Pil supera i 1650 miliardi, per cui il 60 per cento di esso ne vale circa 1000.
Mentre il debito accumulato ha superato i 2000. Al fine di farlo scendere al 60 per cento del Pil come prescrive il Trattato, si dovrebbe quindi ridurre il debito di 50 miliardi l'anno per un ventennio. La cifra è di per sé paurosa, tale da immiserire tre quarti della popolazione. Ma il problema non è solo questo. È che l'interesse sul debito, al tasso medio del 4 per cento, comporta una spesa di 80 miliardi l'anno, la quale si somma ogni anno al debito pregresso. Ne segue che quest'ultimo non smette di crescere. Ora, se riduco il debito di 50 miliardi, avrò sì risparmiato 2 miliardi di interessi; però sui restanti 1950 miliardi dovrò pur sempre pagarne 78. Risultato: il debito è salito a 2028 miliardi (2000-50+78). L'anno dopo taglio il debito di altri 50 miliardi e gli interessi di 2. Però devo pagarne 76, per cui il debito risulterà salito a 2054. Chi vuole può continuare. Magari inserendo nel calcoletto un dettaglio: l'art.
4 del Trattato prescinde del fatto che il debito di un paese potrebbe col tempo aumentare di molto, per cui l'entità del ventesimo di rientro andrebbe alle stelle.
L'Italia, per dire, potrebbe ritrovarsi a fine 2015 con un Pil di poco superiore all'attuale, ma con un debito che a causa dell'accumulo degli interessi ha raggiunto i 2200 miliardi. Così i miliardi annui da tagliare passerebbero da 50 a 60.
Le obiezioni da opporre a quanto rilevato sopra le sappiamo. Il raggiungimento di un discreto avanzo primario ha già permesso di ridurre la spesa degli interessi di 5 miliardi: lo ricorda anche l'agenda Monti. La riduzione del differenziale di rendimento a confronto dei titoli tedeschi permetterà altri risparmi. Dalla dismissione di grosse quote del patrimonio pubblico arriveranno fior di miliardi. Le spese dello Stato possono venire ridotte di parecchi altri punti; qualcuno parla addirittura di 5 punti per più anni, alla luce di una profonda teoria politica che si compendia col dire "bisogna affamare la bestia" (cioè lo Stato, cioè quasi tutti noi). Per finire con l'immancabile "a fine 2013 arriverà la crescita e il Pil riprenderà a salire".
Ciascuna delle suddette obiezioni o è fondata sull'acqua, come la previsione di ricavare alla svelta decine di miliardi dalla dismissione di beni pubblici - vedi la sorte delle cartolarizzazioni di Tremonti - oppure sull'accettazione per i prossimi venti o trent'anni di politiche lacrime e sangue, ancora peggiori di quelle che hanno afflitto gli ultimi anni all'insegna dell'austerità.
Naturalmente il problema non riguarda soltanto l'eventuale ritorno al governo di Monti con la sua agenda. Riguarda più ancorai partiti come Pde Sel, che le elezioni potrebbero pure vincerle, ma che hanno dichiarato di voler rispettare nell'insieme l'agenda in parola. Sono essi per primi a dover scegliere la strada per uscire dalle strettoie attuali. Da un lato si profila una grave regressione sociale e politica, oltre che economica, indotta dalla ricerca coattiva del mezzo per ripagare un debito ormai impagabile. Dall'altro bisogna riconoscere questa sgradevole realtà, e aprire con decisione una trattativa su scala europea per trovare modi meno iniqui socialmente per uscire dall'impasse del debito pubblico, il che non riguarda ovviamente solo l'Italia. Un riconoscimento al quale potrebbe seguire la ricerca dei modi per superare una contraddizione in verità non più tollerabile: una Bce che presta migliaia di miliardi alle banche (lo ha fatto, per citare un solo caso, tra novembre 2011 e febbraio 2012) all'1 per cento, ma non può fare altrettanto con gli stati.
Per cui questi vendono obbligazioni alle banche, sulle quali esse percepiscono interessi tripli o quadrupli. È vero, l'art. 123 del Trattato Ue vieta alla Bce di prestare denaro direttamente agli Stati. Ma a parte il fatto che prima o poi tale articolo dovrà essere modificato, posto che esso fa della Bce l'unica banca centrale al mondo che non può svolgere le funzioni proprie di una banca centrale, si dovrebbe d'urgenza porre rimedio a tale inaudita contraddizione. Con il baratro fiscale di mezzo, la riduzione del debito pubblico a meno della metà è inconcepibile. Ma se l'Italia, per dire, potesse prendere in prestito dalla Bce, in forma obbligazionaria o altra, 1000 miliardi al tasso dell'1 per cento, come han fatto le banche europee nel caso precitato, allora potrebbe diventarlo. Pensiamoci.
E magari proviamo a spiegare ai cittadini come si pone realmente per il prossimo futuro la questione del debito pubblico.
LUCIANO GALLINO
08 gennaio 2013 28 sez. Commenti
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Re: ci stanno commissariando?
e questi continuano a sbattersene le palle !!
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